Erano di colore e, soprattutto, assomigliavano a Balotelli. Azharuddin Abdul Rahman, capo del dipartimento dell’aviazione civile malese, tra l’imbarazzato e il divertito, ai presenti in sala ha spiegato così l’identikit del nero a bordo dell’aereo scomparso («Baltolli», ha detto di primo acchitto, ma è stato subito «ripreso» dai giornalisti presenti in sala stampa che, al contrario, conoscevano bene il calciatore nostrano), del volo MH370. Li hanno ripresi nel passaggio tra il ceck-in e le piste aeree, come lui stesso ha detto. I loro biglietti sono stati prenotati da un iraniano di nome Ali: a dirlo l'agenzia di viaggi thailandese Grand Horizon: la polizia sta verificando l’identità di questo signore. Lo ha reso noto il poliziotto Ratchthapong Tia-sood. 239 i passeggeri a bordo, due i principali sospettati anche se, ieri, era comparsa anche una terza persona, un cinese, che aveva dichiarato di non essersi mai seduto su quei sedili. L’allarme terrorismo resta alto anche se, gli investigatori, ancora non si sbilanciano. Fatto sta che ci sono 2 fantasmi a bordo. E uno, peraltro, aveva un nome e un cognome italiano, ma non il volto di Luigi Maraldi, e neanche quello di un altro cittadino austriaco, Chstian Kozel. A entrambi, in Asia, era stato rubato il passaporto nell’agosto scorso. Il fatto è che a Phuket vengono rubati 10 passaporti al mese. E la Thailandia è stata segnalata da Fbi e Interpol come il maggior fornitore di passaporti per terroristi islamici al mondo. Rimaniamo a quello che è successo. Un aereo, l’8 marzo scorso, scompare mentre era in volo dalla Thailandia a Pechino. Sembrava aver invertire la rotta per un poco, a ridosso del Vietnam. E poi più nulla. Flotte navali, marina militare thailandese, tutti concentrati su quelle acque: il raggio delle ricerche sarà portato a 100 miglia nautiche (poco meno di 200 chilometri) dal punto in cui il Boeing 777-200 è stato rilevato. Stanno facendo ricerche nella costa Est e nella costa Ovest dell’isola di Sumatra, ha tenuto a precisare Rahman e, oggi, forniranno maggiori spiegazioni. Niente di fatto. Solo rottami. Bene, i cittadini sotto la lente d’ingrandimento, però, sono proprio quell’«italiano» e quell’«austriaco». Il primo è in vacanza in Thailandia. Ma il giallo è presto risolto: lui, su quel volo, non ci è mai salito. E la Thailandia è semplicemente la sua meta preferita di vacanza. Rilascia un’intervista, e così fa il padre. Tornerà nel Bel Paese pressappoco il 15 marzo, tra una manciata di giorni. E ora il volto di due uomini sospetti, appunto. Le cose sono due: o l’ipotesi terrorismo prende corpo, come sta succedendo in queste ore, oppure si tratta del solito caso di clandestinità. Passaporto falso, e si valica la frontiera. In più, i due si conoscono, visto che le matrici dei biglietti sono consequenziali. La cosa buffa è che i due non vogliono andare soltanto a Pechino. Quello, per loro, è soltanto uno scalo. Il viaggio per loro sarebbe proseguito per uno verso Francoforte, per l’altro verso Copenaghen. Di più: ottenere un visto per la Cina non è facile. Per seguire la pratica, almeno dall’Italia, ci vogliono una ventina di giorni. Il visto, inoltre, comporta controlli serrati sull’identità. Cosa che loro non si sarebbero potuti permettere. Così avevano pensato di eludere i controlli, utilizzando Pechino soltanto come scalo. L’Europa era la loro vera meta? Oppure il piano era qualcun’altro? Forse è anche per questa «rotta europea» che, gli investigatori, vanno cauti con l’ipotesi terrorismo.
I due biglietti «fantasma» sono stati prenotati da un iraniano
Simona Caporillis.caporilli@iltempo.it Erano di colore e, soprattutto, assomigliavano a Balotelli. Azharuddin Abdul Rahman, capo del dipartimento dell’aviazione civile malese, tra l’imbarazzato e...
