Esteri

Marò, Mogherini telefona al capo della diplomazia indiana

I militari hanno presentato alla Corte Suprema indiana un'istanza in cui si oppongono all'utilizzazione della polizia antiterrorismo Nia per le indagini

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò della Folgore da due anni prigionieri in India hanno presentato ieri alla Corte Suprema indiana un'istanza in cui si oppongono all'utilizzazione della polizia antiterrorismo Nia per le indagini sul loro caso. Il documento, corposo e di una cinquantina di pagine, è stato montato con il sostegno dell'equipe di legali italiani che assiste i due Fucilieri di Marina da due anni. In esso sostanzialmente si sostiene che per la sua stessa natura di polizia antiterrorismo non può agire senza la presenza di specifiche leggi speciali, come il Sua Act, per la repressione della pirateria. Ma nel corso dell'ultima udienza in Corte Suprema il procuratore generale indiano, G.E. Vahanvati, aveva annunciato che il governo di Delhi rinunciava all'uso di questa legge per incriminare i militari italiani, chiedendo però ai giudici di mantenere la Nia come soggetto delle indagini e responsabile della stesura dei capi d'accusa. Argomento a cui si è subito opposto con forza il legale di Latorre e Girone, Mukul Rohatgi. Di fronte all'inconciliabilità delle posizioni la Corte aveva aggiornato l'udienza senza fissare una data, in attesa che prima la difesa e poi la Procura presentassero proprie memorie sostenendo giuridicamente le rispettive richieste. Governo. Intanto il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha parlato del caso con il capo della diplomazia indiana Salman Khurshid. Lo comunica con un tweet. Parlato ora con il Ministro degli Esteri indiano Khurshid dei nostri #Maró. Lavoriamo per riportarli in Italia — Federica Mogherini (@FedericaMog) 7 Marzo 2014

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