Riportare i marò in Patria presto e bene: questo l’obiettivo dichiarato dell’appena insediato esecutivo. Per giungere a questo fondamentale risultato sono stati necessari un «cambio di passo», rispetto al passato, e una serie di mosse diplomatiche e giuridiche. Ora la strategia del governo Renzi, nel quale, per questa vicenda, spicca la figura del ministro della Difesa Roberta Pinotti, è affermare il livello internazionale della contesa; spostare la vertenza processuale fuori dall’India; portarla davanti al Tribunale del Mare di Amburgo. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha incontrato ieri mattina l’ambasciatore italiano a New Delhi, Daniele Mancini che, nei giorni scorsi era stato richiamato nella Capitale. Un «segnale» diplomatico molto forte per far capire quanto, per gli italiani, sia importante il caso di Latorre e Girone. L’incontro, avvenuto a Palazzo Baracchini, è stato il primo del neo ministro Pinotti con l’ambasciatore italiano in India. Durante i colloqui è stato fatto il punto sulla questione dei due fucilieri. Il ministro ha ribadito «la volontà di seguire il caso, insieme con il Governo, con attenzione costante, con l’obiettivo di restituire i due militari alle loro famiglie nel più breve termine possibile», ha comunicato il dicastero. I particolari e, soprattutto, lo scopo del confronto, sono stati resi noti dal senatore Nicola Latorre. «Nel corso dell’audizione l’ambasciatore italiano in India ci ha riferito sulle iniziative assunte fino ad ora sul piano diplomatico». Il politico del Pd e presidente della Commissione Difesa a Palazzo Madama, ha aggiunto che «si tratta ora di compiere un ulteriore salto di qualità nella internazionalizzazione del caso. Tra le altre cose, si sta valutando anche la richiesta dell’arbitrato internazionale presso il Tribunale del mare di Amburgo». Nicola Latorre, al termine del colloquio con l’ambasciatore Mancini, ha inoltre spiegato che «il Tribunale del Mare di Amburgo è l’autorità giudiziaria che fa capo alle Nazioni Unite e riteniamo che in quella sede si possa risolvere la nostra controversia con l’India. Siamo convinti - ha spiegato ancora il senatore del Pd - che le autorità indiane, impegnate ancora nella campagna elettorale, rivendichino in modo improprio la loro giurisdizione. I nostri soldati operavano in acque territoriali, su una nave italiana e godevano di immunità funzionale e dunque non possono in alcun modo essere giudicati in India». Le modalità di questo tipo di procedimento erano state ben spiegate, sulle colonne del Il Tempo, lo scorso 8 febbraio, da uno dei massimi esperti di Diritto della Navigazione, la professoressa Elda Turco Bulgherini: «Il caso della nave "Enrica Lexie" va inquadrato nella complessa disciplina di contrasto alla pirateria marittima che, negli ultimi anni, si è intensificata in alcune aree del mondo, in particolare nelle acque prospicienti la Somalia, il Nigeria, l'India, ecc». «Il contrasto alla pirateria - aggiungeva la professoressa - è disciplinato dalla Convenzione di Montego Bay del 1982 delle Nazioni Unite (UNCLOS), considerato il principale testo normativo di riferimento del diritto internazionale del mare». E ancora: «In base alla Convenzione di Montego Bay (art. 92) nel mare internazionale le navi sono sottoposte alla giurisdizione esclusiva dello Stato della bandiera». La professoressa Elda Turco Bulgherini concludeva: «La Convenzione di Montego Bay stabilisce che gli Stati, per le controversie relative all’interpretazione della Convenzione, possono scegliere di ricorrere al Tribunale internazionale del Mare, o alla Corte internazionale di Giustizia o ad un Tribunale arbitrale nelle modalità previste dalla Convenzione». Il Governo vuole così affermare la non processabilità di Girone e Latorre in territorio indiano, sottraendo a quel giudizio i due soldati italiani, rimasti coinvolti il 15 febbraio di due anni fa in un mai chiarito scontro a largo dell’India.
Marò via dall’India in tre mosse
La Pinotti incontra l’ambasciatore rientrato da Delhi. Nicola Latorre: il giudizio va celebrato ad Amburgo
