Esteri

Le mogli dei marò: «Approfittano dell’Italia È ora di cambiare passo»

A due anni dall'arresto parlano le consorti dei due fucilieri: Vania Ardito Girone e Paola Moschetti, compagna di Latorre

L’India ha accolto in silenzio le azioni dell’Italia, il richiamo dell’ambasciatore italiano e le proteste all’omologo indiano, in risposta all’ennesimo rinvio del giudizio sui marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in stato di fermo da due anni senza un’accusa formale. Si sono invece fatte sentire, e con forza, le consorti dei due marò: Vania Ardito Girone e Paola Moschetti, compagna di Latorre. Ospitate a Roma dalle Commissioni parlamentari Difesa ed Esteri di Camera e Senato, in occasione dei due anni dall’arresto dei militari, hanno raccolto il saluto caloroso dell’intero emiciclo di Montecitorio. Accompagnate da Casini, Vito e Nicola Latorre hanno lanciato un messaggio forte: «È ora di cambiare passo, l’India si sta approfittando di noi». Paola Moschetti, il punto della situazione. «Per noi è importante essere qui, perché due anni fa due marò del Battaglione San Marco, accusati di aver causato un incidente, sono stati attirati nel porto di Kochi con un inganno. Esattamente due anni fa sono stati fatti scendere a forza dalla nave e gli sono stati ritirati i passaporti, e da lì sono iniziate tutte le vicissitudini che conoscete. Ora è importante garantire la continuità. Il ministro Bonino ci ha garantito il continuo impegno in questi giorni fino al successivo governo, per noi questa è una rassicurazione. La nostra linea rossa è il processo: non accetteremo mai che si svolga in India. Il processo si deve celebrare in Italia, non si può creare un precedente. Abbiamo chiesto che, in vista del nuovo governo, il terzo, in questa vicenda, fosse garantita la continuità nella gestione della questione, che sia al centro dell'attenzione fino alla risoluzione, perseverando nel coinvolgimento negli altri paesi dell’Unione europea, Onu e Nato». Vania Ardito, Cosa è cambiato rispetto al passato? «Da quando le due Commissioni parlamentari sono andate a New Delhi qualcosa è cambiato, Latorre e Girone hanno sentito quanto l’Italia era unita. Se non siamo un governo unito e forte, come si fa a pretendere il rispetto del governo indiano? Da loro c'è arroganza e presunzione. Tutta questa vicenda nasce da un inganno. Due anni fa con l’inganno Latorre e Girone sono stati attirati sul territorio indiano e obbligati a scendere dalla nave. Non accetteremo mai un processo in India, tutte le verifiche vanno fatte in Italia, il Paese di appartenenza, perché sono due militari italiani che si trovavano su una nave italiana in acque internazionali». Vania Ardito, cosa può fare l’Italia, ora? «L’unica strada da seguire è quella dell’arbitrato internazionale. Fino ad oggi è stata seguita una linea "morbida" che non ha avuto alcun risultato. Ora è arrivato il momento di dire basta. Si sta approffittando della buona fede e della dignità di un’intera nazione. Ora è stato richiamato l’ambasciatore italiano. Resti nel nostro Paese fino al ritorno di Massimiliano e Salvatore in patria. E ci sono pressioni dalla comunità internazionale». Vania Ardito, sarebbe stato meglio se lo scorso anno i marò non fossero tornati in India? «Mettiamo subito una cosa in chiaro: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono due militari, per questo se vanno, o se tornano lo fanno perché stanno obbedendo a degli ordini». Per questo «cambio di passo» potrebbe essere sostituito l’inviato del governo, Staffan de Mistura? «No, assolutamente no. A che servirebbe, a far venire una nuova persona alla quale dover rispiegare tutto da capo? No, Staffan de Mistura deve rimanere dov’è, deve continuare a fare il suo lavoro. E portare il punto a casa».

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