SANREMO A Fellini non sarebbe di certo dispiaciuto filmarla, questa scena. Mezzogiorno, la sala stampa dell'Ariston ribollente come una tonnara. Di lì a pochi istanti inizierà l'incontro con gli stati generali del Festival, a poche ore da un debutto mai così denso di incognite. È in quel momento che si crea la spaccatura insanabille tra l'Italia mediatico-frivola-canzonettara e quella che si interroga sulla credibilità internazionale di un Paese che non riesce a tirar via due soldati dalle sabbie mobili indiane. A guardala in campo lungo, si vede con chiarezza la crepa tra due parti che non comunicano. Sul lato sinistro, ecco apparire Fazio, la Littizzetto, il direttore di Rai1 Leone, una Laetitia Casta dall'esangue bellezza. I paparazzi gridano, imprecano, esortano le star a girarsi in favore di obiettivo. È la classica cagnara sanremese, dove ogni cosa sembra straordinariamente importante nell'ordine delle priorità globali. Dall'altro lato, addossate alla parete come se fossero costrette a nascondersi, intimidite ma non fiaccate di fronte a una situazione che potrebbe travolgere chiunque, ecco le mogli dei marò. Le ha portate qui, in via ufficiosa, praticamente da infiltrate, il sindaco Zoccarato. Niente pass, nessuna autorizzazione della Rai, come del resto aveva preannunciato qualche giorno fa al nostro giornale proprio Leone: «All'Ariston si parla di canzoni, non di politica internazionale». E allora quello del primo cittadino di Sanremo, che nei giorni scorsi aveva fatto «dipingere» di giallo la fontana in segno di solidarietà ai due militari, è un blitz perfettamente riuscito. Dal bancone della conferenza stampa, chiede all'assessore Berrino di parlare di floricoltura, ma è un espediente. Infatti Berrino annuncia che Paola e Vania sono presenti: Fazio & co. impallidiscono. Il conduttore fa sapere che entro un quarto d'ora dovrà filare via per le prove portandosi dietro Laetitia, e insomma non è il caso di affrontare questioni diplomatiche. Attacca un siparietto in cui si finge sedotto dall'amica francese, il bi e il ba della vacuità, che potrebbe perfino riuscire divertente ma non oggi, non ora. Anche Leone si impappina, e ricorda che a sera avremo «Raffaella Castà». Luciana celia su questa «figa pazzesca che farebbe diventare etero anche i miei amici gay», Fazio cerca di svignarsela prima della domanda scomoda. Che però arriva: dirà qualcosa sul tema dei due marò? Lui balbetta, vacilla, «ehm, ho appreso adesso la notizia che le signore sono qui, non lo so, vedremo, ragioneremo...» e fila via. Come uscirne? Semplice: la Rai chiude appena possibile il faccia a faccia con i giornalisti e lascia la scena alle signore Girone e Latorre, che vengono invitate dall'ufficio stampa del Comune a salire sul bancone: loro lo fanno, esibendo orgogliosamente i gagliardetti dei mariti. Zoccarato le vorrebbe in prima fila anche in serata, ma con grande dignità hanno rifiutato l'invito, perché - spiegano - «non siamo dell'umore di partecipare alla festa della musica». Qualcuno chiede alla Rai di non far occupare le poltrone a loro riservate in platea, di piazzarci sopra dei nastri gialli per omaggiare Salvatore e Nicola, ma le leggi dello show business sono ferree: niente «buchi» e sedie vuote davanti alle telecamere, se anche risultasse assente il Presidente della Repubblica verrebbe rimpiazzato da una controfigura. Ma Paola e Vania sono riuscite comunque a entrare nel cono di luce che la vicenda merita, nell'ostinata indifferenza del carrozzone festivaliero. Dicono che quella dei loro uomini è un'ingiustizia, «un abuso che da due anni sopportano, per il loro lavoro in acque infestate da pirati, una vicenda che potrebbe accadere a tanti altri soldati in tutto il mondo». E sottolineano che «il ritiro dell'ambasciatore in India dovrebbe essere mantenuto fino al rientro di Salvatore e Nicola in Italia, perchè è qui che il loro caso deve essere valutato, attraverso un arbitrato internazionale e non secondo le norme di un Paese che non ha titolo per farlo e che continua a rinviare all'infinito il giudizio e che vorrebbe processare due soldati con la pretesa delle leggi antiterrorismo e antipirateria. Se loro sono pirati o terroristi lo siamo tutti noi italiani. Abbiamo bisogno di verità, chiarezza, giustizia». Quanto alla linea morbida tenuta finora dalle nostre istituzioni, Vania Ardito e Paola Moschetti la trovano sensata, «perché finora la cosa fondamentale era tenere aperto un canale di dialogo con l'India. Ma ora a New Delhhi ci devono delle risposte. Basta con i rinvii. Non abbiamo mai perso la fiducia nel nostro governo. Ma questo è il terzo che si insedia, li devono riportare a casa». Dalla sala stampa, fatto raro, parte un applauso spontaneo. Lo stesso applauso a notte fonda scaturirà dal pubblico dell’Ariston quando finalmente l’appello per la liberazione dei nostri soldati lo fa Raffaella Carrà di fronte a un ammutolito Fazio.
Le mogli dei marò imbarazzano Fazio
Piombano a sorpresa durante la conferenza stampa a Sanremo La Littizzetto scherza, il presentatore resta senza parole e lascia la sala
