Sereni e impeccabili nelle loro uniformi blu: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone conosceranno questa mattina (molto, molto presto per gli italiani, visto il fuso orario) quale sarà il loro futuro. Il caso marò torna davanti alla Corte suprema indiana: l’appuntamento, l’ennesimo di un’odissea giudiziaria che va avanti da due anni senza nemmeno un capo d’accusa, è nell’aula 4 del palazzetto della Corte a New Delhi. L’udienza sarà presieduta dal giudice B.S. Chauhan. Si tratta di un passaggio delicatissimo, il governo italiano ha chiarito che assimilare i due marò a terroristi metterebbe a rischio non solo i rapporti con l’India, ma la lotta globale contro la pirateria. Il giudice, che ha ascoltato le richieste di accusa e difesa, si dovrà pronunciare sul codice da applicare, se quello ordinario o la legge anti-pirateria e anti-terrorismo, il Sua Act. Il governo di New Delhi, messo all’angolo dalle affermazioni preoccupate di tutta Europa, della Nato, degli Stati Uniti e (seppur in modo incerto) anche dell’Onu, sarebbe pronto a rinunciare al Sua Act, preferendo il codice penale indiano. Ma il giudice potrebbe rimandare ancora. Il pool di legali che segue i marò chiederà comunque che i soldati possano subito rientrare in Italia. Lo scontro a fuoco per il quale i fucilieri sono da due anni sottoposti a fermo è avvenuto in acque internazionali su una nave italiana, per questo i due, se devono essere giudicati, devono esserlo in Italia. È partita intanto con inspiegabile ritardo la richiesta di arbitrato obbligatorio internazionale. Una nota verbale della Farnesina, iniziale passo formale della prassi diplomatica, è il primo tassello di un percorso che potrebbe portare le due parti, non necessariamente concordi, ad affidarsi a un collegio di arbitri che si pronuncerebbe non sul merito, ma sulla giurisdizione. In Italia prosegue intanto la mobilitazione pro-marò: oggi a partire dalle ore 6, in vista del pronunciamento della corte indiana, si terrà un presidio davanti l’Ambasciata dell’India, in via XX Settembre, a Roma. Un’iniziativa promossa dal vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli e dai giovani del Nuovo Centrodestra. In tutte le piazze d’Italia, poi, arrivano i flash mob dal titolo «Liberi Subito», il prossimo è in programma domani alle 18, in occasione dell’anniversario del fermo dei due fucilieri. L’iniziativa è organizzata dal gruppo Leone di San Marco e dalle associazioni d’arma sparse sul territorio nazionale e all’estero che, spiega una nota del presidente, il Contrammiraglio Guglielmo Nardini, «stanno rispondendo fattivamente». Il presidente della commissione per la tutela dei Diritti Umani del Senato, Luigi Manconi, ha scritto all'Alto Commissario Onu, Navi Pillay, per denunciare come i marò siano da due anni trattenuti «senza un processo e addirittura senza che contro di essi sia stato formulato un capo d’accusa formale». I due militari, scrive Manconi, sono dunque privati della libertà «in contrasto con tutti gli atti internazionali posti a difesa dei diritti della persona». La lettera, scritta a nome di tutta la Commissione, è stata inviata anche al presidente della Commissione Diritti Umani del Parlamento europeo e agli omologhi dei Parlamenti dei Paesi dell'Ue. Per sollecitare attenzione sul problema della violazione dei diritti dei due fucilieri di Marina nelle scorse settimane anche il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha scritto all’Alto Commissario Onu. Il capo della diplomazia italiana ha anche preannunciato che a breve la incontrerà direttamente a Ginevra.
I marò pronti al giorno della verità
Oggi la Corte suprema indicherà il percorso giudiziario Le autorità italiane chiedono l’immediato rientro dei fucilieri
