Esteri

Marò, lady Ashton: l'accusa di terrorismo è inaccettabile

L'alto rappresentante per la Politica estera Ue: l'Italia non può essere considerata come un paese terrorista. Intanto Emma Bonino annuncia: aperto un canale in ambito Nato e Onu

Si allarga il fronte della pressione internazionale per riportare a casa Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il giorno dopo la decisione della Corte Suprema indiana di rimandare ulteriormente la decisione sull'imputazione dei due marò al 18 febbraio, parlano Catherine Ashton e il ministro degli Esteri Emma Bonino. La pubblica accusa indiana ha formalizzato la richiesta di applicare il Sua Act, la legge antiterrorismo indiana, al caso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Una decisione “inaccettabile” per l'alto rappresentante per la Politica estera Ue. Lady Ashton, rispondendo a una domanda durante l'audizione al Parlamento europeo, ha spiegato che l'accusa indiana legata alla legge anti-terrorismo contro i due marò italiani “significa che l'Italia sarebbe vista come un paese terrorista e questo è inaccettabile”. Ha specificato che questa è la posizione dell'Ue sulla vicenda, comunicata al governo indiano. Già ieri, durante il Consiglio Ue dei ministri degli Affari esteri a Bruxelles, la Ashton aveva detto: "Quello che mi preoccupa di più è che la legge che viene utilizzata fa riferimento al reato di terrorismo che ha implicazioni molto grandi per l'Italia e per i Paesi impegnati in operazioni antipirateria". Su questo punto il ministro Bonino ha accolto con favore questa “acquisizione di una solida alleanza internazionale”. “In altra epoca - ha detto il ministro - agli stessi fatti fu risposto che era un fatto bilaterale tra Italia e India. L'assunzione di responsabilità da parte dell'Unione europea è un'acquisizione solida, ed è una novità”. Ma non basta. E l'Italia adesso guarda anche all'Onu e alla Nato. Emma Bonino dà finalmente segni di voler allargare il campo d'azione e di pressione per riportare a casa i fucilieri. “Abbiamo aperto un canale, in ambito Nato e Onu, sempre tenuto conto che non è scontato avere solidarietà solide”, ha detto il ministro riferendo sugli sviluppi del caso alla Camera. Il rientro del ministro della Difesa Mario Mauro dall'India “dovrà consentire una valutazione collettiva del governo delle varie opzioni che sono sul tappeto”. La Bonino ha specificato che “tutte le opzioni sono aperte: diplomatiche, politiche e nel quadro di una valutazione giuridica, al fine di un rientro in dignità dei nostri marò”. La Corte speciale istituita in India per giudicare i marò italiani è già stata convocata per il 25 febbraio. I tempi, dopo due anni di rinvii estenuanti, adesso si fanno stretti. Il ministro Bonino poi, in un'intervista al settimanale Oggi, ha dichiarato che a conclusione dell'affare Marò, vedrebbe di buon occhio una commissione d'inchiesta: “Sarei favorevole. Ma non per aprire il gioco delle recriminazioni. Capire cos'è successo aiuta a essere più scafati, meno garibaldini. In effetti un po' lo siamo stati”. Riconoscendo che nella gestione della crisi, “garibaldini” sono stati anche gli indiani, il ministro aggiunge che una commissione d'inchiesta darebbe strumenti anche per “tutelarci da possibile avventure con Paesi terzi. Applicando il massimo rigore nella scrittura delle leggi, con procedure e linee di comando chiare”.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.