Esteri

Il Festival degli appelli. Ma quello per i fucilieri non piace a Mamma Rai

Il palco di Sanremo è da sempre teatro perfetto per ogni tipo di appello: dal “no” alla violenza sulle donne al sostegno per i cassintegrati

Ma i marò no! Il palco del Festival di Sanremo è da sempre teatro perfetto per ogni tipo di appello: dal “no” alla violenza sulle donne al sostegno per i cassintegrati; dall’appello per la liberazione delle italiane rapite in teatri di guerra fino alla richiesta di chiudere i giornali cattolici, e chi più ne ha più ne metta. Ma davanti all’iniziativa del sindaco della Citta dei Fiori, Maurizio Zaccarato, che tinge di giallo la “fontana dello Zampillo” e si mette a disposizione per ogni altro tipo di manifestazione pur di non far calare l’attenzione sul caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, la Rai, dai rumors appresi dal Tempo, nicchia, dubita, tentenna, storce il naso. Perché? E perché solo per i nostri Marò? Eppure l’elenco degli appelli lanciati dalla “piazza” più famosa della musica italiana, è lungo. Vediamolo. Il più recente risale all’anno scorso, quando nel corso della terza serata del Festival, 50 ragazze salgono sul palco per sostenere Break the Chain, la campagna contro il femminicidio. L’anno prima, 2012, Geppi Cucciari lancia un appello per la liberazione di Rossella Urru, l’italiana rapita in Algeria. Negli stessi giorni dal palco del Festival Adriano Celentano chiede la chiusura dei quotidiani “cattolici” Avvenire e Famiglia Cristiana. E siamo al 2011, anno in cui dall’Ariston Carmen Consoli si appella al governo affinché valorizzi la cultura. Lo stesso anno quelli del Popolo viola annunciano la loro esibizione davanti al teatro cantando “Bella ciao” per protestare contro il rifiuto di farla cantare nella serata dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia. L’anno prima la Regina Rania di Giordania sale sul palco dell'Ariston per lanciare la campagna mondiale a sostegno dell’istruzione. Nel 2010 l’Ucoii, Unione delle Comunità e Organizzazioni islamiche in Italia, chiede alla presentatrice Antonella Clerici che il Festival si apra a cantanti di origine musulmana. Pino Daniele, invece, dirà di non abbassare la guardia sulla raccolta differenziata. Nel 2009 molte star internazionali, tra cui Bono, Bob Geldof e Penelope Cruz, compaiono in video sul palco sanremese per un appello contro la povertà nel mondo. Ancora nell’edizione del 2010 tre operai della Fiat salgono sul palco del Festival per protestare contro la decisione dell’azienda torinese di non assemblare più le auto nello stabilimento di Termini Imerese. Nel 2009 Paolo Bonolis ringrazia quelli che hanno aderito all’iniziativa benefica “Adotta un angelo” per aiutare i bambini in difficoltà. Negli stessi giorni cento omosessuali delle associazioni gay, lesbiche e bisessuali si riuniscono a Sanremo per il “diritto all’amore e alla ricerca della felicità”. Molti artisti del Festival avevano lanciato l’appello a partecipare al corteo. Nella stessa edizione Youssou’N’Dour, il cantante senegalese simbolo della musica africana nel mondo, dal palco dell’Ariston si schiera a favore delle ronde. Più lontano nel tempo, nel 1999, un appello lo lancia anche Michail Gorbaciov: “Giustizia, povertà e arretratezza non possono essere risolti solo dai politici. Serve la partecipazione di milioni di persone. La democrazia ha bisogno della gente”. E pochi anni prima, siamo nel 2005, dal Festival parte l’appello per la liberazione di Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto rapita in Iraq. Appelli per tutti e per tutto. Per i marò no?

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