Onore, dignità, affari. Tre parole intorno alle quali ruota tutto l’affaire marò. Onore e dignità sono state spesso citate dall’allora ministro Di Paola per sottolineare il comportamento di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. L’ammiraglio divenuto ministro le ha ribadite il giorno del loro rientro in India il marzo dello scorso anno. In questo modo il ministro della Difesa del governo Monti giustificò la decisione “volontaria” dei due marò. «Non hanno obbedito a un ordine – spiegò Di Paola – hanno deciso per senso dell’onore e per salvaguardare la dignità dell’Italia e della parola data». Certo è che il ministro ammiraglio, che non volle lasciare la nave mentre affondava con i due fucilieri a bordo, non è riuscito a riportarli a casa così come più volte promesso. Un atteggiamento privo di risultati che valsero a Giampaolo Di Paola i fischi a Livorno durante le cerimonie per l’anniversario della battaglia di El Alamein. Le lacrime profuse durante la festa dell’Aeronautica il 28 marzo 2013 con i marò ormai in India e il governo Monti ormai archiviato, non assolvono Di Paola. E non sono sufficienti neppure le indiscrezioni che vogliono il ministro Di Paola infuriarsi durante la seduta del governo che decise il ritorno in India di Latorre e Girone. Del resto, da ammiraglio, esperto di cose internazionali, appena fatto il suo ingresso a Palazzo Baracchini, nel novembre 2011, per occupare l’ufficio al primo piano, qualcosa la poteva fare: cambiare l’accordo firmato dal suo predecessore con Confitarma per l’utilizzo di Nuclei di protezione sulle navi mercantili definendo meglio gli aspetti giuricidi. Così si sarebbe evitato il caos e il dramma di Latorre e Girone. Queste sbavature sulla carriera specchiata e gloriosa dell’ammiraglio di Paola, diventano sempre più pesanti oggi che si fa più insistente la possibilità, ma mai prima della fine di aprile, della sua nomina a presidente di Finmeccanica. Gli affari con l’India di questa azienda di Stato sono stati più volte chiamati in causa come il motivo della debolezza italiana nella gestione del dossier marò. Affari milionari che sono comunque saltati e non hanno risolto la questione dei due fucilieri di Marina. Ma Giampaolo di Paola ha ottenuto un ufficio nei locali della controllata Finmeccanica “Fsg”, dove guida il comitato per le strategie internazionali in attesa di fare il grande salto. Nonostante la debacle, in campo internazionale, del dossier marò. Ma gli affari non sono solo di Stato. In ballo ci sono otto miliardi e circa 400 aziende coinvolte. Se è saltata la commessa per 560 milioni per gli elicotteri Augusta, imprese italiane vendono all’India macchine agricole e componentistica. E lo scorso anno, proprio mentre Latorre e Girone mostravano il senso dell’onore, a Ludhiana, nel Punjab, si svolgeva la Fiera delle macchine agricole organizzata dalla Regione Emilia Romagna e dalla Camera di commercio Italo-Indiana. In India operano grandi gruppi industriali dalla Fiat alla Piaggio passando per la Lavazza, la Snam progetti e persino Chicco-Artsana tra le tante. Un giro di affari da far dimenticare la crisi economica. Alla faccia della sorte di Massimiliano e Salvatore. Unici ormai ad avere il senso dell’onore e della patria.
La gestione debole di Di Paola ministro ma anche manager
Maurizio Piccirilli Onore, dignità, affari. Tre parole intorno alle quali ruota tutto l’affaire marò. Onore e dignità sono state spesso citate dall’allora ministro Di Paola per sottolineare il...
