Esteri

"Quel grazie di Girone e Latorre che dà senso al nostro viaggio"

Il governo Monti fu protagonista di decisioni che non abbiamo condiviso e che stanno umiliando l'Italia intera

È stata una decisione unitaria del Parlamento: formare una delegazione che si recasse in India per incontrare i nostri marò Girone e Latorre. Un gesto di solidarietà verso i due sottoufficiali di Marina, ma anche un monito verso le autorità indiane. Il colosso asiatico vive una vigilia elettorale che condiziona negativamente questa drammatica vicenda. Siamo arrivati a New Delhi nella prima mattinata di oggi (ieri, ndr) lunedì, mentre in Italia erano ancora le tre di notte. Lo spirito concorde e "nazionale" caratterizza questa delegazione che vuole portare la voce di tutta l'Italia. Ma personalmente non posso ignorare i gravi errori finora commessi. Condizionamenti commerciali? Un malinteso spirito "internazionale"? Mancanza di senso politico? Il governo Monti fu protagonista di decisioni che non abbiamo condiviso e che stanno umiliando l'Italia intera. Ora si resta in attesa di decisioni delle autorità indiane condizionate da risentimenti e da un clima di competizione politica che allontana decisioni ragionevoli. Staffan de Mistura, una persona che fa del garbo la sua principale caratteristica, non basta a sciogliere questo nodo. Il ministro degli Esteri Bonino, che pure diceva di aver dedicato la vita a qualsiasi causa transnazionale e universale con le insegne radicali, ci è apparsa lontana da questa vicenda gestita con iniziative saltuarie ed episodiche. Mai trasformata, come invece si deve fare, in una vertenza internazionale di primo piano. Sospendere ogni negoziato commerciale con l'India, subordinare il nostro impegno nelle missioni militari all'estero alla soluzione delle vicende dei nostri fucilieri, fare di questo "sequestro" un'emergenza quotidiana: queste potrebbero essere le scelte che potremmo sollecitare e che invece finora Letta e la Bonino hanno evitato. New Delhi è una megalopoli di 22 milioni di abitanti. Ad aprile in India andranno alle urne 830 milioni di elettori. Il Partito del Congresso, di tradizione - anche familiare - gandhiana, potrebbe pagare il suo logoramento con una sconfitta che aprirebbe la via del governo a Narendra Modi, un nazionalista indù che guida il Bharatiya Janata Party. Un decisionista, liberale in economia, che potrebbe essere un interlocutore ostico. Non siamo qui "in vacanza". Tre gli scopi di questa missione: venire qui tutti insieme per dare forza alla voce dell'Italia evitando visite separate di questo o di quel partito; esprimere direttamente ai nostri fucilieri la solidarietà convinta e sempre più forte del popolo italiano; far scaturire dalla volontà, si spera concorde non solo in queste ore, di tutte le forze politiche iniziative concrete nei confronti dell'India e della comunità internazionale. Ad esempio, dare seguito alla proposta del vice presidente della Commissione europea Tajani di bloccare le trattative per l'accordo di libero scambio tra Ue in India. O condizionare la prosecuzione della partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali in tante parti del mondo a un'azione comune con i nostri alleati per la tutela dei nostri marò. Questa missione parlamentare deve segnare una svolta. Le parole commosse con cui ci hanno accolto Girone e Latorre hanno già dato un senso al nostro viaggio. Hanno sottolineato, con grande trasporto, il valore della presenza di tutte le formazioni politiche, hanno dimostrato ancora una volta il loro senso del dovere con cui affrontano un'autentica persecuzione. Parole chiare, piene di emozione e di consapevolezza affinché l'incontro segni una svolta nella politica italiana. Parole che ci hanno trovato interlocutori attenti e pronti ad alzare il livello del confronto internazionale pur di arrivare alla soluzione di questa vicenda. Abbiamo parlato a lungo con loro, delle loro famiglie, dei loro figli, dell'orgoglio con cui vivono la loro appartenenza alle forze armate. Abitano nell'Ambasciata, con l'operosa solidarietà di tutta la nostra rappresentanza diplomatica. Le ore che stiamo vivendo con loro non solo ci spingono a un impegno più forte per il loro ritorno, ma cementano uno spirito unitario che deve ottenere concreti risultati. Lo dimostreremo da subito nel nostro Parlamento. E lo abbiamo detto con chiarezza ai diplomatici americani ed europei. La libertà dei nostri fucilieri riguarda anche loro. L'Italia chiede coesione e impegno comune. Li chiederemo da subito al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, all'intero Parlamento della nostra Nazione.

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