Esteri

La Corte Suprema indiana chiede di accelerare sui marò

De Mistura: "Se entro il 3 febbraio non saranno presentate le imncriminazioni, l'Italia chiederà nuovamente il rimpatrio dei due fucilieri"

La Corte Suprema indiana ha chiesto al governo di trovare una soluzione entro due settimane allo stallo che sta ritardando il processo ai due marò. Ha intimato alla pubblica accusa di presentare entro tale data le incriminazioni contro Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. In una breve seduta, durata una decina di minuti, i giudici hanno chiesto di "riconciliare il conflitto di opinione all'interno dell'amministrazione" e hanno rinviato l'udienza al 3 febbraio. Nel corso dell'udienza di stamani, la Corte Suprema indiana ha chiesto al rappresentante dell'accusa di compiere uno sforzo autentico per mettere fine alle lungaggini che hanno finora ritardato l'avvio del processo a carico dei due marò italiani. "Se state tentando di trovare una soluzione, non abbiamo obiezioni. Ma deve trattarsi di un tentativo genuino di risolvere il problema", hanno detto i giudici B.S. Chauhan e J. Chelameswar, secondo quanto riporta l'agenzia Ians. Il procuratore generale G.E. Vahanvati ha assicurato ai giudici, che hanno fissato una nuova udienza per il 3 febbraio, che il governo sta cercando di trovare una soluzione. Il procuratore ha anche lamentato il fatto che alcuni dei testimoni che si erano impegnati a comparire in tribunale non si sono presentati, in riferimento all'interrogatorio degli altri quattro militari italiani presenti a bordo della Enrica Lexie, avvenuto in video conferenza. L'avvocato dei marò, Mukul Rohtagi, ha ricordato ai giudici della Corte Suprema che, nonostante sia trascorso un anno da quando la Corte ha trasferito il procedimento dal Kerala a New Delhi, gli inquirenti non hanno ancora presentato i capi di imputazione per i due militari italiani. L'inviato del governo italiano, Staffan De Mistura ha avvertito che, "se non arriverà un'accelerazione, l'Italia chiederà nuovamente il rimpatrio dei due fucilieri in attesa del processo". "C'è stato solo un contraddittorio in cui noi abbiamo esposto i nostri argomenti: un ritardo eccessivo e inaudito, il fatto che utilizzare il Sua Act (la legge antiterrorismo che prevede l'inversione dell'onere della prova e la pena di morte per gli omicidi compiuti in mare) sia inaccettabile e il fatto che, se l'accusa non arriva ad avviare rapidamente il processo senza il Sua Act, chiederemo che i marò rientrino in Italia in attesa del processo. L'accusa indiana ha tentato di spiegare che non erano pronti e che c'erano difficoltà ma il giudice gli ha detto: le difficoltà ve le dovete risolvere, vi do tempo fino al 3 febbraio". Stampa indiana. Il ministero dell'Interno indiano ha accolto la richiesta della Nia, la polizia investigativa che ha condotto l'inchiesta sul caso dei due marò, di processare i militari italiani in base al Sua Act, la legge antipirateria e terrorismo che prevede la pena di morte. Lo scrive il Times of India, citando un funzionario della Nia. Il via libera del ministero è stato accordato nella tarda serata di venerdì, dopo settimane di discussioni. Tuttavia, il capo di imputazione per i due marò, accusati dell'uccisione di due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala, non verrà presentato immediatamente. "La questione è in sospeso davanti alla Corte Suprema. Anche se abbiamo avuto il permesso di fare ricorso al Sua Act, aspetteremo la decisione della Corte Suprema e poi procederemo con il capo di imputazione. La nostra inchiesta sul caso è completa", ha riferito al Times of India un funzionario della Nia. La Corte Suprema indiana ha rinviato al 3 febbraio l'udienza sul caso dei due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, dopo che l'Italia aveva presentato una petizione nella quale si chiedeva di far cadere le accuse contro i due militari, lamentando i ritardi nell'avvio del processo nei loro confronti.

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