Esteri

Congo, 24 famiglie italiane bloccate: "Aiutateci"

Negli scontri sono stati uccisi 40 ribelli. Gli italiani nel Paese: siamo in pericolo, abbiamo paura. La Farnesina: state chiusi in casa

Sono quaranta i miliziani i ribelli uccisi a Kinshasa in Congo negli scontri a fuoco con le truppe governative dopo il tentato assalto degli irregolari alla sede della televisione di stato, all'aeroporto e allo Stato maggiore della Capitale. Gli uomini armati che hanno attaccato il quartier generale della tv e della radio di Stato (Rtnc) avrebbero preso in ostaggio alcuni giornalisti. Sale la tensione nel Paese, che è teatro di violenze soprattutto nella zona orientale, e si profila uno scenario che vede in pericolo molti italiani presenti nella Capitale. Un messaggio di allame è stato inviato da uno di loro: «Siamo in pericolo» scrive in una mail Enrico, papà bloccato in Congo da un mese e mezzo con altre 23 famiglie per i ritardi burocratici nella procedura per riportare in Italia i loro bambini adottati. «I ribelli - scrive Enrico, originario dell'Umbria - hanno occupato la tv di Stato di Kinshasa prendendo ostaggi. Ci sono stati spari all'aeroporto che è chiuso. Noi temiamo per l'incolumità nostra e dei nostri figli». Secondo le informazioni rilasciate dalle fonti governative i ribelli avrebbero assaltato il canale televisivo statale ma il controllo sarebbe stato riguadagnato dalle truppe regolari. L'Unità di crisi della Farnesina sta inviando agli italiani residenti nella città istruzioni affinché non lascino i loro alloggi.   La situazione sembra essersi calmata, secondo quanto afferma l'ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo in Italia, Albert Tshiseleka Felha. "Non dovete avere timori", ha detto. Nello stesso senso va la Farnesina. A Kinshasa la situazione sta tornando sotto tranquilla e la polizia locale ha ripreso il controllo dei punti nevralgici, compresa la torre della tv di Stato, riferiscono fonti diplomatiche. Aggiungendo che l'unità di crisi ha invitato gli italiani in città a non uscire dai loro alloggi. Il nostro ministero degli Esteri è in contatto con le famiglie italiane bloccate in Congo.   La vicenda è seguita dalle autorità italiane. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha detto che si è deciso di rafforzare l'ambasciata italiana a Kinshasa "proprio per essere più utili e presenti nelle difficili condizioni" del Paese. Mentre il presidente del Consiglio, Enrico Letta, fa sapere di essere "vicino alle 24 famiglie italiane interessate dal blocco delle adozioni internazionali in Congo e sta lavorando, da settimane, affinché la vicenda possa risolversi positivamente". Una nota di palazzo Chigi specifica che "come richiesto dal presidente del Consiglio nel corso della conversazione telefonica del 24 dicembre con il primo ministro della Repubblica Democratica del Congo, Matata, quest'ultimo ha incontrato, il 26 dicembre a Kinshasa, la nostra delegazione di funzionari del ministero degli Esteri e dell'ufficio del ministro per l'Integrazione. Il primo ministro Matata ha confermato la situazione complessiva di temporanea sospensione delle adozioni internazionali, che riguarda vari Paesi oltre l'Italia, e la necessità di effettuare verifiche a fronte di irregolarità riscontrate nelle procedure".   Ma i nostri connazionali ora si trovano in una situazione di estrema delicatezza. E non vogliono andarsene senza i loro bambini. Hanno chiesto di poter partire subito con i piccoli. Vorrebbero che il ministero degli Esteri emettesse i passaporti diplomatici temporanei che possono essere stampati per i cittadini stranieri che si trovino  bloccati nel Paese in situazioni di emergenza. Il Congo, con una popolazione di 66 milioni di abitanti, è lacerato dai conflitti da circa un ventennio, durante il quale i gruppi armati sono prosperati nelle foreste, ricche di minerali, nonostante la presenza di circa 20mila caschi blu delle Nazioni unite.

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