E' finito in un bagno di sangue l'arresto di Ahmed al-Alwani, deputato sunnita del partito Iraqiya, noto per le sue accese critiche al primo ministro iracheno Nouri al-Maliki e per l'appoggio accordato pubblicamente alle contestazioni anti-governative. Di primo mattino soldati e agenti delle forze scelte della polizia hanno fatto irruzione in casa del parlamentare nel centro di Ramadi, capoluogo della provincia occidentale di al-Anbar, tra le più instabili e pericolose del Paese: le guardie del corpo e alcuni parenti di Alwani hanno cercato di opporsi, e ne è scaturita una vera e propria battaglia a colpi di armi automatiche e di lancia-granate. Alla fine sono rimaste uccise almeno sei persone, compresi un fratello e una sorella dell'uomo politico. Lesioni hanno riportato altri otto guardaspalle, che sono poi stati tutti catturati a loro volta, e dodici tra militari e poliziotti. In città è stato imposto il coprifuoco, mentre i feriti sono stati ricoverati in ospedale nella vicina Falluja. Alwani si era più volte recato a portare solidariettà ai manifestanti sunniti che da mesi si sono accampati lungo il bordo di una super-strada della zona, allestendo sit-in a oltranza: domenica scorsa Maliki, uno sciita moderato, aveva peraltro impartito loro un ultimatum, intimando di lasciare entro brevissimo tempo il sito della protesta, a suo dire diventato un quartier generale di al-Qaeda.
Arresto deputato sunnita finisce nel sangue
Sono rimaste uccise almeno sei persone, compresi un fratello e una sorella dell'uomo politico
