Esteri

La Siria diventa terreno fertile per Al Qaeda

Il movimento jihadista sta cercando di assumere il controllo della rivolta. Anche grazie all'apporto di oltre 1.200 combattenti con passaporto europeo

Nel torpore decadente dell’Europa il conflitto in Siria si sta trasformando in un nuovo santuario di Al Qaeda. E anche oggi, come negli anni della guerra tra Unione Sovietica e afgani, i mujaheddin sono armati dalle dinastie del Golfo e dai Paesi occidentali. Ma a far salire il livello di pericolo è la deriva che la guerra civile in Siria sta prendendo. Mentre l’Esercito libero siriano e le altre componenti dell’opposizione al regime di Assad si muovono a ranghi sparsi e non trovano sostegno, se non a parole, dall’Occidente, l’internazionale jihadista si è mossa con tempismo e sta dando il massimo appoggio alla causa dei ribelli. Il nucleo iniziale di Al Nusra, milizia vicina ad Al Qaeda tutta di marca siriana, ha trovato l’immediato sostegno, di uomini e mezzi, dai miliziani dell’ Esercito islamico dell'Iraq e del Levante, formazione questa che proprio in Iraq è la maggiore organizzazione di opposizione armata contro il governo di Baghdad espressione del dopo Saddam. A novembre ben nove gruppi di ispirazione jihadista si sono uniti per continuare la lotta al regime. E non solo. Infatti, sembra ormai evidente che il movimento jihadista sta cercando di assumere il controllo politico militare della rivolta. Infatti, dopo la conquista, da parte di Al Qaeda, dei valichi di frontiera con la Turchia e il conseguente ritiro degli aiuti americani e inglesi, il capo dei ribelli “laici” Salim Idris è fuggito in Qatar lasciando campo libero all’Jihad globale. Aumentano quindi le preoccupazioni dell’antiterrorismo dei Paesi europei. Queste si basano in parte sui messaggi diffusi quest'anno da Ayman al Zawahri , il leader globale di Al Qaeda , che vede la Siria - dove il numero di ribelli jihadisti e di combattenti stranieri è in costante aumento - come un banco di prova promettente per la Guerra santa globale agli infedeli e soprattutto per costruire quel Califfato che Osama Bin Laden teorizzava come la riunificazione di tutte le terre arabe. I nuovi segni di una nuova e più pericolosa minaccia jihadista, anche se frammentata, si colgono dalla presenza di formazioni combattenti dal Mali e Libia ad ovest fino allo Yemen a est. Ma il rischio vero è proprio è la rinascita di un nuovo santuario del terrore, alle porte dell’Europa, dove gli aspiranti combattenti trovano campi di addestramento e indottrinamento oltre alla possibilità di sperimentare sul campo le proprie capacità. A rafforzare i timori, espressi nei giorni scorsi al Congresso degli Stati Uniti dai leader dei comitati di intelligence di Senato e Camera , il senatore Dianne Feinstein e il deputato Mike Rogers è la presenza sempre più in aumento di combattenti stranieri. La prova di quanto sia reale la minaccia all’Europa è la presenza in Siria tra le file di gruppi vicino ad Al Qaeda di oltre 1.200 combattenti con passaporto europeo e oltre due dozzine con cittadinanza statunitense. Prove di questo sono le foto di alcuni “martiri” inglesi diffuse dall’organizzazione qaedista e dalla morte confermata dal Dipartimento di Stato di due cittadini Usa, un uomo e una donna convertiti all’Islam che combattevano nelle file dei ribelli salatiti. Tra gli europei figurano diversi francesi, belgi e tedeschi. L’Italia resta una base di appoggio e partenza per gli aspiranti seguaci di Bin Laden anche se tra i “martiri” risulta Giuliano Ibrahim Delnevo, un genovese che aveva sposato la causa jihadista. Dall’Europa verso la la nova terra di jihad siriana attraverso la Turchia. La legione straniera di Al Qaeda in Siria fa riferimento ai campi di Harakah Ahar al Sham nei pressi di Raqqa e a quello di Al Qa’qaa in Deir Ezzor, entrambi nel deserto a nord del Paese. Tra gli istruttori molti ceceni e tra le icone di questi gruppi, infatti, figurano lo sceicco Osama Bin Laden e l’Emiro Al Khattab, capo dei jihadisti in Cecenia ucciso nel 2002. Ma in Siria c’è anche una guerra antica tra fazioni dell’Islam. La resa dei conti antica tra sunniti e sciiti trova qui un nuovo campo di battaglia. E mentre Ansar al Svaria celebra i suoi martiri sanniti, Hezbollah che li combatte apre una pagina Facebook per onorare i suoi mille martiri morti al fianco dei soldati di Assad. Il caos che sta inondando il Medio Oriente, dalla Libia all’Egitto all’Iraq, si propaga in Libano e rischia di investire Giordania e Israele, è un ottimo terreno di cultura per Al Qaeda che vede accrescere la sua popolarità come non era mai accaduto anche quando Osama Bin Laden ne era il leader carismatico. E mentre in Siria i jihadisti combattono il regime di Assad e conquistano sempre più territorio gli usa e l’Europa stanno a guardare. Colpire i jihadisti vorrebbe dire aiutare Assad. Non farlo vuol dire prepararsi a un nuovo 11 setembre.

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