La moglie del premio Nobel cinese Liu Xiaobo, in carcere dal 2009 per «sovversione», ha chiesto alle autorità di poter corrispondere per lettera con il marito, poter avere il diritto a lavorare e a consultare un medico da lei scelto. La donna, Liu Xia, 54 anni, è di fatto agli arresti domiciliari da quando il marito ottenne il Nobel per la pace nell'ottobre 2010. «Chiedo il diritto di consultare liberamente un medico. Chiedo per Liu Xiaobo ed io il diritto di leggere le lettere che ci scriviamo. Chiedo il diritto di lavorare e ricevere uno stipendio», ha scritto la donna in un messaggio diffuso attraverso l'attivista di Hong Kong per i diritti umani, Zeng Jinyan. Sofferente di depressione, Liu Xia vorrebbe consultare uno psicologo attraverso Medici senza frontiere, temendo di venir rinchiusa in un istituto psichiatrico se si rivolgerà alle autorità. Intanto tre gruppi internazionali per i diritti umani hanno inviato una lettera aperta al vice presidente americano Joe Biden, atteso per domani in visita a Pechino. Biden deve chiedere il rilascio del premio Nobel e la fine «di ogni forma di repressione e intimidazione contro la sua famiglia», affermano Amnesty International, Human Rights Watch e l'associazione degli scrittori Pen international. Liu Xiaobo, 57, è uno degli autori di Charta 08, un manifesto in favore di riforme democratiche e ha scritto diversi articoli online di critica all'operato del partito comunista cinese.
La moglie del Nobel Xiaobo chiede di poter scrivere al marito
Lui è in carcere dal 2009 per «sovversione», ha domandato alle autorità di poter corrispondere per lettera con il coniuge, poter avere il diritto a lavorare e consultare un medico da lei scelto. La donna ha 54 anni
