Esteri

Siria, Obama: «Dobbiamo agire»

Il Presidente Usa conferma segnali incoraggianti con la proposta di Putin Enrico Letta ha riferito alla Camera: «Mai un raid senza l’ok dell’Onu»

Nonostante i «segnali incoraggianti» delle ultime ore, Barack Obama continua a chiedere con forza il sostegno degli americani ai raid contro il regime siriano se la diplomazia fallirà. In diretta dalla Casa Bianca, in un intervento di circa mezz’ora trasmesso poco dopo le 9 di sera, il Presidente Usa ripete che nella crisi «sono in gioco i nostri ideali e i nostri principi assieme alla nostra sicurezza nazionale». «L'America non è il gendarme del mondo» e, aggiunge, «va oltre i nostri mezzi riparare a ogni errore ma quando, con rischi e sforzi ridotti, possiamo evitare che altri bimbi siano gasati a morte mettendo anche i nostri bambini al sicuro, credo che dovremmo agire». Ancora, dopo aver invitato i membri del Congresso e i telespettatori a guardare le immagini diffuse dall'Intelligence girate dopo l'attacco di Damasco al gas nervino, lo scorso 21 agosto, «in che mondo vivremo - chiede Obama alla nazione - se gli Stati Uniti vedono un dittatore violare in modo sfacciato il diritto internazionale e scelgono di voltarsi dall'altra parte?». Come anticipato alla vigilia, nel corso delle interviste rilasciate alle principali emittenti americane, Obama nella prima parte del suo discorso spiega agli americani le ragioni che hanno portato la comunità internazionale - 198 governi che rappresentano il 98% dell'umanità - a bandire l'impiego delle armi chimiche e le ragioni per cui quel divieto va difeso. Lo fa ripercorrendo a tratti la storia, dalla prima guerra mondiale, ricordando gli sforzi diplomatici compiuti da Washington negli ultimi due anni nei confronti di Damasco e ricorrendo a quel linguaggio forte e deciso che ha caratterizzato nel tono e nelle sfumature la comunicazione dell'Amministrazione, da fine agosto all'altro ieri. «I fatti non possono esser negati - incalza il Presidente - e la questione ora è cosa gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono pronti a fare». «Se il bando su queste armi s'indebolisce - continua - altri dittatori non ci penseranno due volte ad acquisire gas letali e ad usarli», anche contro truppe americane, e «sarà più facile per altre organizzazioni terroristiche impossessarsene e farne uso contro i civili». Solo negli ultimi dieci minuti, l'inquilino della Casa Bianca cambia cautamente registro. «Recentemente, afferma infatti, abbiamo visto qualche segnale incoraggiante». Un'apertura, ribadisce, aiutata dalla «minaccia credibile di un attacco americano» e dai «colloqui costruttivi che ho avuto con Putin». Circostanze che, secondo Obama, «hanno spinto ora il Regime ad ammettere il possesso di queste armi e a dirsi pronto a firmare la Convenzione sulle Armi Chimiche». «È troppo presto per sapere se questa proposta avrà successo ma - sostiene il presidente - potrebbe consentire di eliminare la minaccia chimica senza il ricorso alla forza». La Casa Bianca lascerà dunque lavorare intensamente la diplomazia per scongiurare il raid, pur restando pronta ad intervenire militarmente e per nulla intenzionata ad affievolire le pressioni nei confronti di Bashar al-Assad. «Ho chiesto al Congresso - conferma Obama - di posticipare il voto sull'autorizzazione all'uso della forza mentre stiamo battendo la strada della diplomazia». E poi, a detta del presidente Usa, i contatti dell'amministrazione con la controparte russa continueranno, al pari delle consultazioni con la Cina e con gli alleati più stretti, in vista di una nuova risoluzione al Consiglio di Sicurezza che imponga a Damasco, come lui stesso auspica, «di eliminare l'arsenale e distruggerlo sotto il controllo internazionale». «Nel frattempo - chiarisce ancora - ho ordinato ai nostri militari di mantenersi in assetto e restare pronti a rispondere se la diplomazia fallisce». Ieri il premier Enrico Letta intervenuto alla Camera ha risposto al discorso di Obama sulla situazione in Siria: «È urgente la convocazione della conferenza di Ginevra 2». E ha confermato la «condanna netta e inequivocabile» ribadita dall'Italia «in ogni consesso nazionale e internazionale, formale e informale, nei confronti delle uso armi chimiche» in Siria. Ma la soluzione, secondo il primo ministro, non si può che trovare che in sede negoziale. Letta ha ribadito che «l'Italia non parteciperà a interventi militari in assenza di un mandato preventivo dell'Onu», sottolineando che occorre raddoppiare gli sforzi me che «uno spazio per soluzione alternativa esiste ancora». Occorre adottare «subito misure di deterrenza in grado di prevenire in Siria il ricorso a questi micidiali strumenti di morte», ha spiegato Letta riferendosi alle armi chimiche, che rappresentano «un crimine contro l'umanità». Per il premier «una soluzione politica resta possibile. La comunità internazionale non può - avverte il presidente del Consiglio - restare inerte, questi crimini sono inaccettabili, non possono godere di impunità. Ora dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi affinché il Consiglio di Sicurezza dell'Onu possa adottare misure incisive. Lo spazio per una soluzione politica esiste, esiste ancora. La strada diplomatica resta in salita, servono garanzie e verifiche, ma si tratta di una strada da battere con convinzione», conclude Letta chiedendo sanzioni contro l'uso delle armi chimiche. «La soluzione politica è l'unica soluzione praticabile», insiste il premier.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.