Esteri

Offensiva mediatica sui raid in Siria

Obama in tv per convincere gli americani Diffusi i video sulle armi chimiche

In attesa di scatenare l’offensiva militare, il presidente degli Stati Uniti ha lanciato quella mediatica per convincere gli americani che la sua decisione sull’attacco in Siria è giusta. Obama ha rilasciato una serie di interviste che i 6 principali network televisivi americani manderanno in onda oggi mentre domani alle 21 (le 3 di notte in Italia) parlerà direttamente alla nazione. E intanto manda avanti i suoi collaboratori. Il capo dello staff della Casa Bianca, Dennis McDonough, ha dichiarato alla rete tv Nbc che il raid contro la Siria sarà anche un messaggio rivolto all'Iran perché non si senta libero di sviluppare la bomba atomica. Nessuno ha usato armi chimiche contro truppe americane dopo la prima guerra mondiale, ha ricordato McDonough, spiegando che «per la sicurezza dei nostri ragazzi, i nostri uomini e donne al fronte, dobbiamo far rispettare il divieto sull'uso di armi chimiche». Se il presidente Assad non verrà fermato, farà ancora uso di simili armi, ha proseguito, e ciò significherà «un maggior rischio della loro proliferazione» e la loro possibile caduta nelle mani di terroristi. Tuttavia, il capo dello Staff della Casa Bianca ha ammesso che per far cessare la guerra civile in corso «non c’è una soluzione militare» ma solo una «soluzione politica». Uno spiraglio che in qualche modo è stato ripreso dal numero uno della diplomazia americana, il segretario di Stato John Kerry, ieri in visita a Parigi dove ha incontrato i ministri degli Esteri della Lega Araba. Proprio la posizione della Francia potrebbe contribuire a frenare sull’opzione militare. Hollande, come noto, è il principale sostenitore dell’intervento armato ma l’isolamento in cui si venuta a trovare l’allenza franco-statunitense ha portato il presidente francese a riflettere su possibili alternative. A cominciare dall’opportunità di attendere i risultati delle ispezioni dell’Onu prima di sferrare l’attacco. E ieri Kerry non ha escluso che gli Stati Uniti possano cercare di ottenere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sulla Siria dopo che gli ispettori avranno completato il loro rapporto sull'uso di armi chimiche nel paese arabo, anche se ha ribadito che il Palazzo di Vetro è «ostaggio» del diritto di veto della Russia. Durante la conferenza stampa a Parigi, assieme al ministro degli Esteri del Qatar Khaled al Attiya, Kerry ha affermato che il presidente Obama non ha ancora preso una decisione e ha sottolineato che l'uso delle armi chimiche in Siria ha violato una «linea rossa globale» imposta dalla comunità internazionale. Per questo ha ribadito l'importanza di reagire di fronte alla violazione del trattato internazionale per la messa al bando delle armi non convenzionali. Se non agiremo, ha detto, «il messaggio a Hezbollah, all’Iran e ad Assad sarà che a nessuno importa» se vengono violate regole internazionali «vecchie di 100 anni. Quello che vogliamo fare è far rispettare le regole sull'uso delle armi chimiche», ha aggiunto Kerry, sottolineando a sua volta che la guerra civile in Siria può avere soltanto una soluzione politica: «Abbiamo ripetuto più volte che non esiste una soluzione militare». L’impressione è che l’amministrazione americana si stia lasciando aperte entrambe le strade, anche alla luce delle divisioni del Congresso, dove il via libera all’intervento armato appare tutt’altro che scontato, e della mobilitazione internazionale che si è fatta sentire anche negli States. Una sorta di «exit strategy» politica se il dissenso all’azione militare risulterà insormontabile. In ogni caso, l’attacco al regime di Assad resta in cima alle preferenze dell’amministrazione Obama. Tra le altre iniziative mediatiche della Casa Bianca, la distribuzione di video che mostrano l'attacco con armi chimiche in Siria per convincere gli americani e il Congresso che è necessario un intervento militare in Siria. Lo stesso Kerry ha detto che i filmati rendono evidente che l'attacco è qualcosa che gli americani non possono ignorare. Ma i parlamentari di Capitol Hill sono ancora molto incerti. Secondo l’ultima conta della Cnn, dei 100 senatori, gli indecisi sono 55 (28 democratici, 2 indipendenti e 25 repubblicani); contro si sono espressi in 20 e solo 25 senatori sono schierati per il sì (7 repubblicani e 18 democratici). Al Senato ci sono 52 senatori democratici, 2 indipendenti, che di solito votano con il partito dell'Asinello, e 46 repubblicani. Alla Camera, dei 433 deputati gli indecisi sono 272 (154 democratici e 118 repubblicani); contro 123 e a favore solo 24. Non si conosce il voto di 14 deputati (7 repubblicani e 7 democratici). Alla House of Representatives 233 sono repubblicani e 200 democratici, la maggioranza necessaria è di 217 voti.

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