Facile vincere le guerre. Più difficile vincere la pace. E le conseguenze dei conflitti di questo primo scorcio di millenio lo confermano. Sotto gli occhi di tutti è il caos iracheno dopo la caduta, manu militari di Saddam Hussein. Complessa e di là da essere definita la situazione in Afghanistan dove la pace e il ritorno alla normalità passa solo con un accordo con i talebani cacciati dalle truppe internazionali guidate dagli Stati Uniti. E ora la guerra civile in Siria rischia di scatenare un effetto domino che potrebbe far esplodere l’intero Medio Oriente. Una guerra che va avanti da due anni tra il sonnacchioso disinteresse dell’Occidente e l’attivismo interessato delle autarchie del Golfo. Un conflitto tra ribelli e regime di Assad che ben presto si è trasformato in una resa dei conti tra sunniti e sciiti. La setta alawita, a cui appartiene il clan Assad, di fede sciita vede il sostegno dell’Iran mentre a fianco dell’opposizione sono scese in campo Arabia saudita e Qatar. Così la Siria si è trasformata nella scacchiera dove si regolano i conti, aperti dalla morte di Maometto, tra gli ortodossi fedeli alla Sunna e gli eretici della Shia. In questo guazzabuglio di contrasti religiosi e di ricerca di supremazia nel mondo islamico giocano il ruolo di terzo incomodo le milizie salafite, sunniti intransigenti, ispirati dall’ideologia qaedista globalizzata dal potere mediatico di Osama bin Laden. Centomia morti, un milione di profughi che stanno mettendo a rischio la tenuta dei Paesi confinanti, Libano e Giordania. E proprio nel Paese dei Cedri il pericolo del contagio è più che reale. La discesa in campo degli Hezbollah al fianco di Assad ha fatto riaccendere vecchie rivalità che le bombe della scorsa settimana a Beirut e Tripoli hanno manifestato in tutta la loro atrocità. Del resto l’arrivo degli Hezbollah a Damasco, esperti in guerriglia di città come sanno bene anche gli israeliani, è coinciso con la riconquista di alcune posizioni da parte del regime di Assad. E solo la brigata internazionale di affiliati ad Al Qaeda sembra in grado di opporsi militarmente alle forze della dittatura. L’uso di armi chimiche, le centinaia di bambini morti avvolti nei sudari bianchi, ha fatto strappare le vesti all’Occidente. Francia e Gran Bretagna pronte a premere il grilletto, gli Usa hanno preso tempo e ora sono disposte a scatenare i loro missili Tomawak contro le postazioni di Assad. Ma in questi due anni, a parte qualche fornitura di armi ai ribelli, l’Europa e gli Usa hanno guardato con occhi strabici quanto avveniva in Siria. La politica estera di Obama è stata duramenre criticata dall’analista americano Zbigniew Brzezinski che aveva già definito catastrofica quella seguita da George W. Bush. Ora l’Europa si muove in ordine sparso. Mosca e Pechino sono pronti a mettere il veto su qualsiasi opzione militare e l’Iran minaccia di allargare il conflitto a tutto il Medio Oriente. Ma il problema non sono le bombe o i missili da lanciare su Assad e cosa può accadere dopo. Non ci sono interlocutori credibili tra le fila dell’opposizione. Questa è divisa al suo interno e ogni fazione ha scelto i suoi sponsor: Turchia, Arabia saudita, Qatar. E che fare dei salafiti qaedisti? Sconfitto Assad non si possono estromettere. Gli stessi furono sostenuti in Libia per dare il colpo di grazia al regime di Gheddafi e oggi rivendicano con bombe e sparatorie il diritto di contare nel governo del Paese nordafricano. Sconfiggere Assad con i missili occidentali può risultare semplice, Mosca e Teheran permettendo, ma dopo? A chi affidare il futuro della Siria, come far ritornare i profughi e gli Hezbollah resterebbero a guardare? Gli errori commessi a Baghad e Tripoli dovrebbero aver insegnato qualcosa alle Cancellerie occidentali. La stessa precaria situazione in Egitto deve consigliare altre strategie altrimenti c’è il rischio di far esplodere tutta la Mezzaluna fertile in un conflitto di facile espansione oltre quei confini. Senza dimenticare l’eventualità di mettere in pericolo l’esistenza di Israele.
Se la pace è più difficile della guerra
Lo scenarioSconfiggere Assad con i missili occidentali può risultare semplice ma il futuro di Damasco è pieno di incertezze e potrebbe aprirsi una fase delicata