Centinaia di persone, tra cui donne e bambini, sarebbero stati uccisi ieri dalle forze del presidente Bashar al-Assad in un attacco con gas nervino in una roccaforte ribelle nella regione di Guta, un’area rurale che si estende a est della capitale. Sarebbe l’attacco più massiccio dall'inizio del conflitto. A riferirlo sono gli attivisti dell'opposizione, spiegando che le informazioni provengono dai centri medici della regione. Purtroppo non ci sono verifiche e dati determinati da organismi indipendenti, le cifre fornite vanno dalle poche decine alle oltre migliaia. La smentita da parte del governo non si è fatta attendere con un comunicato rilanciato dall’agenzia e dalla tv di Stato. «Le informazioni sull’utilizzo di armi chimiche a Ghouta sono totalmente false», e accusa i canali al-Jazeera e al-Arabiya di «sostenere il terrorismo ed essere corresponsabili dello spargimento di sangue siriano». Il vero obiettivo di chi lancia queste accuse, ha aggiunto il ministero degli Esteri, è «distrarre gli ispettori dell'Onu dal compiere la loro missione». Un testimone racconta: «Dalle loro bocche usciva schiuma, avevano le pupille ristrette. Quelli che sono stati portati qui ancora vivi non potevano respirare e sono morti. La pelle attorno ai loro occhi e al loro naso era grigiastra». È il racconto di un farmacista della città di Erbin, colpita questa mattina da un presunto raid dell'esercito, si teme con l'uso di armi chimiche. L'uomo, che si è identificato con il nome falso di Abu Ahmad, per paura di ritorsioni, ha raccontato ad Associated Press di aver prestato assitenza a decine di persone ferite in un ospedale da campo dopo i bombardamenti di Zamalka e Ein Tarma nelle prime ore della mattina. Molti sono stati spostati a Erbin, che si trova a 5 chilometri da Damasco. I sintomi riscontrati sulle persone, spiega, possono indicare l’uso di armi chimiche. Due mesi fa il farmacista curò infatti due persone portate da Jobar, quartiere di Damasco, che avevano gli stessi sintomi e che si pensa siano state vittima di un attacco con agenti chimici. Gli attivisti di Zamalka hanno detto all'uomo che altre 200 persone sono morte in questa città oggi. Il bilancio delle vittime è molto incerto al momento. L'opposizione denuncia che nel raid condotto questa mattina a Ghouta orientale sono state uccise 1300 persone. Vengono diffuse in queste ore foto di cadaveri accatastati sui quali non sembra compaiano ferite da armi da fuoco ad avvalorare la tesi dell'uso di armi chimiche. Razzi con il potente gas avrebbero colpito appunto, i sobborghi di Ghouta, Ain Tarma, Zamalka e Jobar. Il Comando Generale dell'Esercito siriano ha liquidato come «nulle, vacue, categoricamente false e totalmente infondate» quelle che ha definito le «asserzioni da parte di gruppi terroristici e dei canali satelliti che li sostengono» circa «l'uso di armi chimiche in zone della provincia di Damasco». La comunità internazionale. Il portavoce capo delle Nazioni Unite Ban Ki Moon afferma: «Stiamo cercando di saperne di più». Si trova in Siria in questi giorni una missione di esperti dell'Onu incaricata di verificare se sono state usate armi chimiche nel conflitto tra lealisti e ribelli, che si sono più volte accusati reciprocamente. Hanno fatto sapere di essere già al lavoro . Gli ispettori sono arrivati domenica, ma i movimenti e le attività della squadra, guidata dallo svedese Ake Sellstrom, sono tenute segrete. Non si sa quindi dove si trovino in questo momento, ma la Lega araba ha già chiesto loro di recarsi nella regione colpita per fare chiarezza su quanto avvenuto. «Profondamente preoccupato» per il rischio che le stragi siano legate all’uso di armi chimiche, si dichiara anche il ministro degli esteri britannico William Hague. Anche l’Eliseo lancia un appello urgente all'Onu per verificare la veridicità di quanto viene diffuso in queste ore. L'Arabia Saudita ha esortato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e i ministri dell'Unione Europea ad affrontare immediatamente il «massacro» perpetrato dal governo siriano con l'ausilio di armi chimiche. Il ministro degli Esteri di Riad, principe Saud al-Faisal chiede ai ministri degli Esteri dell'Unione Europea, che s’incontrano oggi a Bruxelles: «di porre una simile catastrofe umanitaria come tema principale dei loro colloqui». Anche il ministro degli esteri italiano, Emma Bonino, propone di affrontare immediatamente la questione a margine della riunione dei ministri degli esteri Ue «Le notizie che giungono dalla Siria sul possibile ricorso alle armi chimiche richiedono un'immediata verifica da parte degli ispettori Onu presenti nel Paese. Sono certa che Cathy Ashton rilancerà, a nome di tutti, la richiesta».
Siria: attacco col gas nervino Strage di bambini, 1.300 morti
Damasco Gli attivisti denunciano il blitz del regime: il governo nega Italia, Francia e Germania chiedono all’Onu di verificare la situazione
