Ancora morti. Stavolta si tratta di agenti di polizia. Sarebbero 25, secondo quanto confermano l'esercito egiziano, l’emittente «al-Arabiya» e la «Bbc», ad essere stati uccisi in un attacco contro un convoglio militare a Rafah, nel nord del Sinai, vicino al confine con la Striscia di Gaza. Lo hanno riferito fonti mediche e di sicurezza. Inizialmente si pensava che alcuni militanti avessero attaccato due mini-bus con razzi Rpg e granate. Successivamente poi in una nuva ricostruzione dei fatti fornita dalle fonti ufficiali della sicurezza egiziana e confermata dalla televisione di Stato, è emerso invece che si sia trattato di una vera e propria esecuzione: i militanti hanno costretto i due veicoli a fermarsi, poi hanno ordinato ai poliziotti di scendere e distendersi a terra. Infine hanno sparato sugli agenti uccidendoli. I poliziotti erano in abiti civili. Oltre le 25 vittime ci sono anche due feriti. Poco dopo l'agguato, un generale della polizia egiziana è stato ucciso da un cecchino mentre saliva a bordo di un veicolo blindato ad Al Arish. Lo ha riferito l'agenzia Mena. L'ufficiale, Ahmed Galal, è morto sul colpo. Nella stessa città, uomini armati hanno attaccato la sede di una banca e quella della Procura militare, causando la morte di un altro poliziotto. Mentre cadono le accuse a carico di Hosni Mubarak, l'ex presidente egiziano deposto nel 2011 che verrà scarcerato anche se resterà ai domiciliari, un giudice ha condannato il deposto presidente Mohamed Morsi a 15 giorni di carcere per un nuovo caso di incitamento alla violenza. Fonti giudiziarie hanno riferito che da ieri Morsi deve rispondere di un nuovo capo d'accusa per «complicità in omicidio e tortura» dei manifestanti scesi in piazza davanti al palazzo presidenziale alla fine del 2012. L'Alleanza delle formazioni pro-Morsi dominata dai Fratelli musulmani ha indetto nuove manifestazioni al Cairo, nei quartieri di Heliopolis, sede del palazzo presidenziale, di Giza, di Maadi, di Imbaba. Cortei anche a Helwan e Zeitun. Una riunione d'emergenza degli ambasciatori del Comitato politico e di sicurezza (Cops) dei Paesi Ue si è svolta oggi a Bruxelles per preparare il terreno al consiglio straordinario dei ministri degli Esteri che mercoledì decideranno le misure da adottare per incoraggiare una soluzione politica della crisi. Per fare pressione affinché nel Paese cessi la violenza e si avvii un processo di pacificazione, la Ue sta ipotizzando il congelamento delle forniture militari (come auspica l'Italia) e degli aiuti economici (ma probabilmente non quelli a carattere umanitario). Oltre ai circa 449 milioni di euro per il periodo 2011-2013, ci sono cinque miliardi promessi all'Egitto a novembre, a partire dal 2014, il cui stanziamento è comunque sottoposto a vincoli e condizioni che il Paese al momento non è in grado di soddisfare. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è tornato dalle vacanze estive dall'isola del Massachusetts di Martha's Vineyard, per affrontare tra le prime cose la crisi egiziana. Durante la sua settimana di riposo, Obama ha infatti parlato pubblicamente solo una volta, e l'ha fatto per prendere posizione sulle violenze in Egitto. La Casa Bianca sta considerando di intervenire, «se la situazione lo renderà necessario», ha detto la portavoce del National Security Council, Caitlyn Hayden.
Lo spettro di Mubarak nell’Egitto in fiamme
Disposta la scarcerazione dell’ex Rais Agguato nel Sinai: uccisi 25 poliziotti
