Esteri

La svolta terroristica dei Fratelli Musulmani

Simbolo Il numero 4 diventa un emblema tra i sostenitori dell’ex presidente Morsi

Nel Sinai segnali della svolta terroristica della Fratellanza musulmana. Un ritorno agli anni della clandestinità. Dopo l’arresto del presidente Morsi e i primi scontri con le forze di sicurezza di El Sissi, i Fratelli musulmani hanno rimesso in piedi la loro struttura militare mettendo al sicuro il loro comando operativo a Gaza ospite di Hamas. Dopo giorni di scaramucce, non senza vittime, ieri l’assalto a due minibus della polizia egiziana è avvenuto vicino ad Abu Taqila a pochi chilometri dalla frontiera di Rafah con l’esecuzione di 24 poliziotti. Del resto non si deve dimenticare che dai Fratelli musulamani sono partorite organizzazioni come la Jamaylia islamica che negli ultimi 40 anni hanno rivendicato attentati in tutto l’Egitto dall’omicidio del presidente Sadat alla strage di turisti di Luxor. A questa organizzazione aveva aderito Ayman al Zawahiri, oggi capo supremo di Al Qaeda, e finito in carcere per l’attentato a Sadat. Un’azione militare che rappresenta il salto di qualità di questa crisi egiziana che non sembra avere soluzioni nell’immediato. Posizioni distanti tra militari e Fratelli musulmani. E proprio ieri, quasi sottolineare un ritorno al passato sono state fatte cadere le accuse a carico di Hosni Mubarak, l'ex presidente egiziano deposto nel 2011: l'autorità giudiziaria ha disposto la sua scarcerazione. L'ex rais resta ai domiciliari per l'affaire delle tangenti a un media statale. Secondo quanto indicato alla Reuters da uno dei suoi avvocati, Fareed El-Deeb, l'ex presidente egiziano sarà libero anche dagli arresti domiciliari entro 48 ore. El-Deeb conferma che la procura lo ha prosciolto da tutti i casi di corruzione che lo riguardavano ad eccezione di un presunto episodio di tangenti ricevute da un editore. L’Alleanza delle formazioni pro-Mors è tornata in piazza a Il Cairo, nei quartieri di Heliopolis - sede del palazzo presidenziale -, di Giza, di Maadi, di Imbaba. Cortei anche a Helwan e Zeitun. Domenica il generale Abdel el Sissi, l'uomo forte dell'Egitto, aveva rivolto un messaggio a metà fra il monito e l'apertura ai Fratelli musulmani. Ieri la coalizione anti-Morsi ha reagito chiedendo l'apertura di una inchiesta internazionale sui crimini orribili commessi dal ministro dell'Interno, il generale Mohamed Ibrahim, e da quello della Difesa, che è lo stesso El Sissi. Intanto, veloce come un virus informatico, si sta diffondendo tra i sostenitori del presidente egiziano deposto Mohamed Morsi il numero 4, segnato dalle dita dei manifestanti che hanno iniziato a marciare con le braccia alzate. Il 4 sta a significare «siamo tutti di Rabaa», la piazza teatro del tragico sgombero di mercoledì scorso con centinaia di morti e migliaia di feriti. Il collegamento tra il numero 4 e Rabaa non ha nulla di mistico né di filosofico: la ragione è che in arabo quattro si pronuncia «arba-ah», e invertendo le lettere si arriva alla parola Rabaa. La tregua armata e carica di tensione che ha segnato la giornata di ieri, dopo le stragi dei giorni scorsi, è stata rotta nel pomeriggio quando almeno 38 Fratelli musulmani sono stati uccisi nel blindato che li trasferiva da un carcere ad un altro nella zona del delta del Nilo, dopo che un commando di loro confratelli aveva assaltato il convoglio per cercare di liberarli. Il blitz delle forze di sicurezza, ancora oscuro nella dinamica (si parla di una violenta sparatoria, ma anche di detenuti asfissiati dai gas nell'automezzo), è andato in scena poco dopo il monito lanciato dal nuovo uomo forte del Cairo, il generale Abdel Fatah El Sissi: «Non ci piegheremo agli islamisti». Sissi si è spinto a evocare apertamente il rischio del baratro per il Paese, e un conflitto di natura «religiosa» che ne sancirebbe la rovina. «C'è posto per tutti», ha poi strizzato l'occhio ai Fratelli musulmani, ma invitandoli a «rivedere»' le loro posizioni, ovvero ad accantonare la richiesta d'un ritorno al potere di Mohamed Morsi e la persecuzione giudiziaria degli «assassini». Il generale ha parlato nel giorno in cui è stata ufficializzato l'addio non solo al governo ma all'Egitto di Mohamed El Baradei: l'ormai ex vicepresidente e premio Nobel per la pace che ha fatto le valigie alla volta di Vienna dopo essersi dissociato dalla linea dura del governo istituito dai militari, nel pieno di una crisi che da mercoledì conta quasi mille morti in tutto il Paese. E mentre da Bruxelles l'Europa paventa conseguenze «imprevedibili» e avverte di essere pronta a «rivedere le relazioni» con l'Egitto se non si fermerà il bagno di sangue, lasciando trasparire la propria incapacità di capire e trovare strategie anche nel tra i Paesi del Golfo si registrano posizioni contrastanti. L’ Arabia saudita schierata con i militari a tal punto che il principe saudita Talal ha licenziato un reporter del canale El Resalah perché si era dichiarata aderente ai Fratelli musulmani mentre la dinastia del Qatar sostiene la Fratellanza. Anche contro il parere della più importante autorità sannita dell’università cairota di Al Azhar. A dimostrazione come la galassia islamica sia composita e piena di sfaccettature. Così tante da rimanere oscure agli occindetali.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.