Esteri

In Egitto è il «Giorno della rabbia»

Il Cairo si prepara a nuove battaglie nel venerdì di preghiera. L’ultimo bilancio ufficiale è di 623 morti, oltre 4mila per i Fratelli Musulmani. Obama e Onu condannano le violenze. Lunedì vertice dei diplomatici Ue

È un nuovo "Giorno della rabbia" per l’Egitto, che conta i morti della feroce repressione scatenata dai militari e si prepara ad altre battaglie tra le forze di sicurezza e i militanti islamisti. I sostenitori di Morsi si sono riversati per le strade all'uscita dalle moschee dopo la tradizionale preghiera di mezzogiorno del venerdì, mentre veicoli blindati dell'esercito circondano molte strade della capitale e soldati armati sono posizionati negli incroci chiave. Migliaia di dimostranti hanno marciato su uno dei ponti sul Nilo al Cairo, cantando slogan a favore dei Fratelli musulmani e contro il colpo di Stato militare. La televisione di Stato ha riferito che "l'esercito e la polizia egiziani agiranno con fermezza nei confronti di chiunque violerà la legge".  L’ultimo bilancio ufficiale delle vittime delle ultime 48 ore di scontri è di 623 morti; oltre 4.000 secondo i Fratelli Musulmani, che hanno scelto per questo venerdì lo stesso nome dato a quel 28 novembre 2011 in cui la "rabbia" di piazza Tahrir travolse Hosni Mubarak e la sua cerchia. Il luogo epicentro della protesta, piazza Rabaa, dove sorge la moschea Al-Adawiya, è oggi diverso ma, nonostante la devastazione che l’ha colpita, questa resta il punto di riferimento simbolico di un movimento che la mano durissima dei militari non riesce a far sparire dalla scena politica. La politica stessa, dal canto suo, sembra avere pochissimi margini per esercitare una mediazione tra le parti, dopo il sangue degli ultimi due giorni. E, nonostante gli appelli delle cancellerie occidentali (ieri anche il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, aveva convocato l’ambasciatore egiziano per esprimergli la "preoccupazione" della Farnesina e chiedere la revoca dello stato di emergenza), l’uomo forte del Paese, il generale Abdulfattah Al-Sisi, capo delle Forze armate e regista della destituzione dalla presidenza della Repubblica di Mohamed Morsi, non vuole recedere da un confronto di natura militare con coloro che vengono definiti "terroristi". Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, riunitosi nella notte su richiesta del premier turco, Recep Tayyp Erdogan, ha invitato le parti a mostrare moderazione ma coloro in grado di esercitare una maggiore pressione sul Cairo, in realtà non vanno oltre le dichiarazioni di condanna. «Deploriamo la violenza contro i civili, sosteniamo i diritti universali e basilari alla dignità umana, incluso il diritto a una protesta pacifica", ha detto ieri Barack Obama, interrompendo brevemente le proprie vacanze estive. Il presidente americano ha annunciato che gli Stati Uniti hanno annullato le esercitazioni militari congiunte con l’Egitto previste per il prossimo mese e che Washington potrebbe troncare la cooperazione militare ma in realtà è stato Chuck Hagel, il capo del Pentagono, a rassicurare al telefono Al-Sisi che per adesso tale collaborazione è confermata, così come resta intatto, per il momento, l’aiuto finanziario di circa 1,5 miliardi di dollari che ogni anno Washington eroga al Cairo, e destinato in gran parte al settore militare egiziano. Intanto, l'ambasciatore della Turchia in Egitto sta rientrando ad Ankara dopo che ieri entrambi i Paesi hanno richiamato i rispettivi diplomatici per consultazioni a seguito del bagno di sangue di mercoledì al Cairo e in altre città egiziane.  Recentemente l'ambasciatore turco al Cairo era stato richiamato dal ministero degli Esteri egiziano a seguito delle critiche di Ankara sulla deposizione di Mohammed Morsi. Ieri mattina il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva accusato le potenze occidentali di ignorare il bagno di sangue in Egitto e aveva invitato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite a riunirsi urgentemente per discutere della situazione.  Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande discuteranno invece a telefono la crisi egiziana alle ore 14.00. Lo ha reso noto una fonte diplomatica. Ieri il presidente francese aveva evocato la minaccia di una "guerra civile" in Egitto e aveva invitato le autorita' egiziane a revocare immediatamente lo stato di emergenza. Da Bruxelles intanto è arrivata la notizia che i diplomatici dell'Ue si incontreranno lunedì per discutere della situazione e dei possibili interventi da parte dell'Unione europea a proposito dell' Egitto e decideranno se convocare un incontro di emergenza dei ministri degli Esteri Ue. Ad annunciarlo Eamonn Prendergast, portavoce dell'Alto rappresentante della politica estera dell'Ue Catherine Ashton. L'Unione europea è una delle principali fonti di aiuti e prestiti per l'Egitto, e dall'Europa giungono molti turisti nei resort del Mar Rosso. Una nota della Farnesina in tarda mattinata ha inoltre ribadito che «il ministero degli Esteri sconsiglia i viaggi in Egitto con destinazioni diverse dai resort situati nelle località turistiche del Mar Rosso (Sharm el Sheikh, Marsa Alam, Berenice e Hurgada) e in quelle della costa nord (Marsa Mathrou, El Alamein), dove al momento non si registrano incidenti, anche se, in ragione del continuo evolvere degli eventi non sono da escludere azioni dimostrative legate alla situazione di generale instabilità del Paese».

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