Esteri

Snowden ha lasciato l’aeroporto

Negli Usa il soldato che innescò Wikileaks aspetta l’entità della pena

Edward Snowden ha ottenuto la status di rifugiato in Russia, avendo ricevuto asilo politico temporaneo per un anno: lo hanno riferito fonti di Wikileaks, e la notizia è stata confermata dall'avvocato russo della «talpa» dell'Nsagate, Anatoly Kucherena. Fonti aeroportuali hanno confermato che l'ex analista della Cia ha lasciato l'area transiti dello scalo moscovita di Sheremetyevo, dove era bloccato dal 23 giugno scorso. Mentre Snowden comincia ufficialmente il suo esilio russo, Bradley Manning, il soldato semplice che ha messo in moto la vicenda Wikileaks, è, letteralmente, sub judice. Dopo 1275 giorni in prigione, quello che i fan di tutto il mondo chiamano «eroe anti-sistema» e che i capi delle forze armate Usa più prosaicamente definiscono spione e traditore, incontrerà domani la severità delle leggi dello Stato messe a repentaglio da Manning. Dei 22 capi di accusa, 20 sono stati accolti. Ora tutto dipenderà da un giudice donna, il colonnello Denise Lind, nelle cui mani sta la sicurezza dello Stato che il giovane spione avrebbe dovuto proteggere, sopra ogni considerazione personale. Il colonnello Lind viene da un background tipico dell'élite politico-militare statunitense. A lei spetterà stabilire l'entità della pena. E mandare un messaggio forte ad una comunità dell'intelligence che, per essersi troppo allargata alla «società civile» e alle società commerciali, ha finito con l'incorporarne concetti e disvalori, dove l'apparenza teatrale e il marketing di per sé sono diventati più importanti del compimento silenzioso dei propri compiti e del dovere di proteggere comunità e istituzioni. Nell'Europa colta di «sorpresa» dal caso Prism e dallo spionaggio su larga scala da parte dell'Nsa c'è un moto di forte simpatia verso Manning e Snowden. La Russia, più pragmaticamente, ha messo da parte la simpatia e ha utilizzato queste due vicende per costruire la base per una critica al democraticismo unilaterale americano - un passo a cui i liberal europei non possono accedere per motivi ideologici e per un connaturato sentimento anti-Putin. Da Bruxelles vengono brandite rappresaglie commerciali ed industriali che sono più dannose per l'Europa che per gli Stati Uniti, che comunque possono sempre rivolgersi al Pacifico se l'accordo di libero scambio nell'Atlantico fallisse. Per gli Usa si tratta di rivedere la politica di spionaggio verso l'Europa. Come sottolineano gli esperti del Csis, bisogna infatti valutare la bilancia costi/benefici di certe azioni, per non urtare le sensibilità molto acute degli europei, la cui ultima bandiera, la «libertà di informazione» sventola per la stagione estiva molto più in alto della loro impotenza militare, coprendola temporaneamente (ma per quanto?) con belle parole. Inoltre, gli Usa dovranno declassificare documenti (processo già iniziato), togliere poteri discrezionali alle agenzie e considerare la portata politica di certi estremismi tecnologici come il famigerato XKeyscore. * www.formiche.net

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.