Esteri

I dubbi sul ruolo della Francia nel caso Ablyazov

Michele Pierri * È stata una fuga breve, quella di Mukhtar Ablyazov, il controverso dissidente kazako arrestato nella sua residenza di Mouans-Sartoux, a una decina di chilometri a nord di Cannes,...

È stata una fuga breve, quella di Mukhtar Ablyazov, il controverso dissidente kazako arrestato nella sua residenza di Mouans-Sartoux, a una decina di chilometri a nord di Cannes, nel sud della Francia. L'uomo chiave del caso Shalabayeva aveva lasciato da poche settimane Londra, dove godeva dello status di rifugiato politico concesso dalla Gran Bretagna. Di lui si erano perse le tracce lo scorso maggio, quando aveva abbandonato Roma, dove festeggiava un compleanno, per mettersi al riparo da un mandato di cattura emesso dal suo Paese natale, da Russia e Ucraina. Per lui l'accusa di frode fiscale internazionale, in cui sarebbero coinvolti anche istituti di credito italiani. E in questo giallo kazako dai risvolti geopolitici e dalla ribalta intercontinentale, proprio l'Italia ha rischiato di pagare il prezzo maggiore. Sempre lo scorso maggio Alma Shalabayeva e la piccola Alua, moglie e figlia di Ablyazov, sono state espulse dal nostro Paese con un'operazione di polizia considerata illegittima dai legali del discusso dissidente. Un'eventualità che ha messo sotto stress il governo di larghe intese di Enrico Letta, minandone coesione e credibilità. L'espulsione non è tuttavia scevra di dubbi, ancora da chiarire, sulle azioni compiute dalle Forze dell'ordine, dal Viminale e dalla stessa donna. Dubbi che la stampa internazionale - in special modo quella anglosassone - ha cavalcato in modo forte, con attacchi mirati che molti osservatori hanno considerato strumentali a ridimensionare il ruolo dell'Italia, che con la ricca repubblica kazaka intrattiene rapporti commerciali privilegiati nel settore degli idrocarburi e non solo. Giovedì la svolta nel caso: l'arresto dell'uomo, che ora potrebbe essere estradato. A destare particolare attenzione è stato però l'atteggiamento della Francia, che anche diverse ore dopo l'operazione ha continuato a smentire l'arresto. Tutto ciò nonostante sia i legali di Ablyazov avessero confermato al Financial Times la detenzione del dissidente, sia il figlio Madiyar avesse pubblicato su Facebook un post nel quale chiedeva che suo padre, detenuto in Francia, non subisse lo stesso trattamento riservato dall'Italia a sua madre Alma e sua sorella Alua. Dapprima era arrivata la smentita della procura di Grasse: «Ci sembra strano perché tutto passa da noi. Noi non ne sappiamo nulla». Anche al commissariato di Cannes si erano detti estranei alla vicenda del dissidente. A Parigi il servizio stampa del ministero dell'Interno aveva detto di non essere a conoscenza dell'arresto di Ablyazov. Poi una breccia nel muro transalpino (sostenuto anche dalla stampa francese, avvolta da un inconsueto e impenetrabile silenzio): si fa largo la notizia che Ablyazov sarebbe stato rintracciato e trattenuto vicino Nizza. È di ieri invece la notizia che Ablyazov è stato interrogato dai giudici della Corte d'appello di Aix-en-Provence. «Gli notificheremo la procedura d'estradizione, prima di richiedere che sia piazzato in stato di detenzione straordinaria. Non c'è un accordo d'estradizione tra Francia e Kazakhstan - ha precisato il magistrato Solange Legras - Con la Russia nel caso specifico è possibile che sia scattata la prescrizione. Noi esaminiamo, dunque, quella dell'Ucraina, paese nel quale la banca Bta (Ablyazov era presidente di questo istituto di credito, il principale del Paese asiatico, ndr) aveva degli interessi». Parole che delineano sempre più il futuro di Ablyazov, ma che non chiariscono per il momento quale sia il ruolo della Francia in questo caso sempre più inestricabile, nel quale affari e politica si mescolano in modo irreversibile. E che stimolano più di qualche riflessione sull'inesistenza, sempre più allarmante, di una politica estera unica per l'Unione europea. * www.formiche.net

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