Se vale per lo Ior, tanto più deve valere per le diocesi. Papa Francesco nella sua conversazione con i giornalisti sull’aereo che lo riportava in Italia dal Brasile era stato chiaro: non si sa cosa succederà all’Istituto ma in ogni caso onestà e trasparenza devono essere le priorità. Questa sorta di «glasnost» ha mietuto ieri due vittime illustri, gli arcivescovi sloveni di Lubiana, mons. Anton Stres, e Maribor, mons. Marjan Turnsek. Il Papa ha accettato le loro dimissioni sulla base del secondo comma del canone 401 del codice di diritto canonico, vale a dire per causa grave. Di fatto, una rimozione. Il motivo è il crac della diocesi di Maribor, che ha accumulato debiti, diretti o attraverso holding controllate, per la spaventosa cifra di circa 900 milioni di euro. Più o meno il 2% del Pil della repubblica ex Jugoslavia. La vicenda esplose nel gennaio el 2011 quando l’Espresso pubblicò un dossier sulle spericolate operazioni finanziarie condotte dalla diocesi del nord della Slovenia, retta allora dal vescovo Franc Kramberger. Insieme all’economo, Mirko Krasovec, il presule fondò varie società e investì ingenti capitali coinvolgendo circa 30.000 risparmiatori. Prestiti ottenuti con troppa facilità, secondo alcune ricostruzioni, anche grazie a diversi agganci all’interno delle banche (un ex membro del cda della Nlb è fratello del vescovo ausiliare di Lubiana, mons. Jamnik). Il 3 febbraio mons. Kramberger, travolto dallo scandalo finanziario, lasciò la guida della diocesi di Maribor in seguito a un’ispezione del Vaticano. Due settimane più tardi, mons. Stres, presidente della conferenza episcopale slovena, annunciò un’inchiesta sui responsabili del disastro. In un comunicato sosteneva che «gli enormi debiti accumulati dalle holding Zvon 1 e Zvon 2 dimostrano che le persone responsabili di gestire l’arcidiocesi di Maribor si sono assunte rischi troppo grandi con i soldi della Chiesa oltrepassando i propri diritti di gestione, senza sottoporsi ad alcun controllo». Peccato che mons. Stres fosse coinvolto fino al collo, considerando che è stato presidente del Consiglio economico dell’arcidiocesi dal 2000 al 2006. Tanto che ora è stato rimosso dalla diocesi di Lubiana, insieme al successore di Kramberger. A seguito della gestione dissennata delle holding, diverse banche sono finite sull'orlo del fallimento, seguite anche da numerose aziende slovene. In difficoltà era finito anche il Gruppo Helios Domzale e Belinka di cui la Chiesa deteneva il 40% del pacchetto azionario del valore di circa 45 milioni di euro. Il gruppo dà lavoro a quasi 2.600 dipendenti. In totale, secondo un calcolo del quotidiano «Il Piccolo» di Trieste, sono ben diecimila posti di lavoro a rischio.
Crac da 900 milioni, saltano i vertici della Chiesa slovena
Se vale per lo Ior, tanto più deve valere per le diocesi. Papa Francesco nella sua conversazione con i giornalisti sull’aereo che lo riportava in Italia dal Brasile era stato chiaro: non si sa cosa...
