«L’uscita di 25 milioni di egiziani il 30 giugno per chiedere la necessità di porre fine al dominio dei Fratelli Musulmani non può essere descritto come golpe, perché questo enorme numero di persone non si è mosso per protestare contro il caro vita o a causa di un peggioramento delle condizioni economiche. È stato, invece, un movimento popolare ruggente che mira a ripristinare l'identità culturale, civile e politica d’Egitto, e ad evitare che l’Egitto diventi uno Stato fallito». L’ambasciatore della Repubblica Araba d'Egitto a Roma Amr Helmy interviene nella crisi politica del paese africano. «Dopo gli evidenti errori ripetuti durante l’assedio della Corte Costituzionale e la Media Production City e l’attacco all’Al Azhar, gli egiziani si sono resi conto che sono di fronte a una sorta di fascismo religioso in conflitto con i propri valori e in contrasto con lo spirito del tempo. Il Ministro della Cultura voleva chiudere l’Opera House e porre delle restrizioni alle arti e alla letteratura. Il governatore di Luxor, precedentemente accusato di terrorismo, era stato nominato a guidare la città che possiede più del 60% dei monumenti del mondo. Il popolo egiziano non aveva altra scelta». «Il popolo d’Egitto, che aveva scelto Mohamed Morsi alla guida del Paese, è lo stesso popolo che è uscito per deporlo», sottolinea Amr Helmy. «Il suo modello di governo si era allontanato completamente dalla realizzazione dei valori della democrazia, del rispetto di diritti umani,della sovranità della legge e della comprensione della natura del popolo egiziano con la sua molteplicità di credi religiosi» La strada che si presenta ora «è piena di sfide, nonostante l'adesione del regime egiziano alla nuova esigenza di raggiungere la riconciliazione nazionale, il più presto possibile». «Siamo consapevoli dell’importanza e del peso dei Fratelli Musulmani - che, al momento, è oggetto di disgregazione e declino», scrive l’ambasciatore. «Ma il suo futuro ruolo in Egitto richiede che questo movimento riconosca le diverse realtà e le esigenze di trattare con il popolo egiziano e con i differenti paesi del mondo secondo i valori del ventunesimo secolo. Tutto ciò fa emergere dei giovani, che in un prossimo futuro, si assumeranno la responsabilità di sostituire i capi attuali, i quali hanno perso un’occasione d’oro sbagliando metodo di governo alla guida dell’Egitto. Oggi, non c'è posto per la dittatura e se ciò è successo in qualche altro paese, certo non avrà luogo in Egitto». La rivoluzione del popolo egiziano «mira alla libertà, dignità, giustizia e alla fondazione di un sistema democratico basato sul rispetto della sovranità della legge, dei diritti umani e delle libertà fondamentali».
In Egitto nessun golpe ma rivoluzione popolare
L’ambasciatore della Repubblica araba a Roma Amr Helmy: ora la strada è piena di sfide ma è necessaria la riconciliazione nazionale
