Esteri

L’esercito spara contro i manifestanti Carneficina in Egitto

Continuano i sit in dei Fratelli musulmani Il governo pronto a usare il pugno duro

Un tragico balletto di cifre. Non è ancora chiaro quante persone hanno perso la vita negli scontri in Egitto tra sostenitori e oppositori del deposto presidente Morsi. I Fratelli musulmani avevano parlato inizialmente di 200 vittime delle violenze dell’altra notte al Cairo e di 700 i feriti, mentre il medico Yehia Mikkia, impegnato negli ospedali da campo allestiti nella capitale, ha parlato di 38 morti. Centinaia i feriti trasportati negli ospedali fuori dal sit-in dove i sostenitori di Morsi sono accampati da tre settimane. Poi il portavoce Aref ha ridimensionato il numero parlando di 66 morti ma anche di 61 persone tenute in vita solo dalle macchine. Il ministero della Salute sostiene che le vittime sono 65 al Cairo e 9 ad Alessandria, 269 i feriti. Gli scontri sono iniziati dopo che la polizia ha sparato gas lacrimogeni per disperdere le centinaia di sostenitori di Morsi che hanno tentato di estendere il sit-in vicino alla moschea Rabaah al-Adawiyah, nella parte orientale del Cairo. Alcune ore prima, in occasione del venerdì di preghiera, milioni di persone erano scese in strada in risposta all'appello del capo dell'esercito, generale Abdel-Fattah el-Sissi, che aveva chiesto massicce manifestazioni che gli dessero il mandato di fermare il potenziale «terrorismo» dei sostenitori di Morsi. L'esercito ha destituito il presidente il 3 luglio e da allora gli islamisti protestano continuamente contro i militari e per chiedere che gli sia restituito l'incarico. Intanto, l'ex presidente resta in custodia in una località segreta. Il segretario generale dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oci), Ekmeleddin Ihsanoglu, ha annnunciato di aver avuto informazioni circa una visita che due esponenti del Consiglio nazionale egiziano per i diritti umani hanno fatto al deposto presidente egiziano, che secondo il ministro dell’Interno, Mohamed Ibrahim, potrebbe essere presto trasferito nel carcere di Torah al Cairo, lo stesso in cui è rinchiuso l’ex raìs Mubarak con i figli. L'esercito ha dichiarato che negli scontri della notte non ha sparato proiettili, ma soltanto gas lacrimogeni. Un ufficiale non identificato, citato dall'agenzia Mena, ha detto che i militari hanno tentato di evitare che i dimostranti si scontrassero con gli abitanti della zona a est del Cairo e che otto agenti sono rimasti feriti, inclusi alcuni da cartucce a pallini. Tuttavia, il medico Mikkia ha dichiarato che la maggior parte dei sostenitori di Morsi rimasti feriti nelle proteste è stata colpita da proiettili nella parte superiore del corpo. L'emittente Al-Jazeera Mubashir Misr TV ha mostrato le immagini dei corpi di 12 uomini avvolti in abiti bianchi, che giacevano in una pozza di sangue sul pavimento di un ospedale da campo. Le proteste sono proseguite anche ieri mattina, sia pure con minore intensità. Secondo quanto riporta l'agenzia Mena, i sostenitori del presidente Morsi hanno lanciato pietre e bombe incendiarie contro i militari, che hanno risposto con gas lacrimogeni e allestendo barriere di filo spinato lungo le strade. La tensione resta altissima. In serata era prevista la riunione del Consiglio supremo di difesa egiziano presieduto dal capo dello Stato ad interim, Mansur. L'annuncio è stato dato nelle stesse ore in cui il ministero dell'Interno ha fatto sapere che «presto» saranno dispersi i sit-in dei sostenitori di Morsi: «Le forze di sicurezza - ha detto Ibrahim in una conferenza stampa - agiranno il più presto possibile e in maniera da avere il minimo di perdite possibile», con l'obiettivo di «evitare un bagno di sangue». Ferme le condanne delle violenze da più parti. Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha invitato le forze politiche al confronto: «Esprimo la mia più ferma condanna dei responsabili dell'escalation di violenza in Egitto. Le notizie delle decine di vittime che provengono dall'Egitto confermano, se ce n'era ancora bisogno, l'estrema urgenza di avviare subito un serio confronto tra tutte le forze politiche egiziane per la riconciliazione nazionale». Anche l'Alta rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Unione europea, Catherine Ashton, e il segretario agli Esteri britannico, William Hague, hanno chiesto al governo di rispettare il diritto di manifestare, evitando le azioni violente e l'uso della forza. Secondo l’ex ministro Frattini, intervistato dal quotidiano on line «Il sussidiario», «il rischio di islamizzazione radicale del Paese c'è. A questo punto l'unica strada per la stabilità è l'inclusione dei Fratelli Musulmani nel nuovo processo di ricostruzione istituzionale». Secondo Frattini «le accuse a Morsi, in una situazione così complicata, non vanno prese per oro colato. Ma, se vere, ci troveremmo di fronte a circostanze estremamente gravi: significherebbe che la Striscia di Gaza è diventata un'area di libera circolazione delle forze terroristiche». Obama ha scritto al presidente Mansour per ribadire l'impegno di Washington ad aiutare l'Egitto sulla strada della democrazia.

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