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«Alma non è agli arresti ma non può partire»

Il governo kazako interviene sulla vicenda della moglie del dissidente Ablyazov

«Alma non è  agli arresti ma non può partire»

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Si aggiunge una nuova puntata alla vicenda che vede coinvolto il dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. Che ieri, sulle pagine della Stampa , ha scritto una lettera aperta al premier Enrico Letta ringraziandolo per la «decisione coraggiosa» del governo che ha revocato l’espulsione di sua moglie Alma e della figlia Alua di 6 anni. Ciò nonostante non ha potuto nascondere i propri timori: «Temo che il regime di Nazarbayev reagirà mandando mia moglie Alma in prigione e la mia bambina Alua all’orfanotrofio». E impedendogli così di tornare in Italia.

Preoccupazione fondata visto che, nel pomeriggio, il ministero degli Esteri kazako ha diffuso una nota con alcuni chiarimenti su ciò che è accaduto e accadrà. Il primo è che Alma non si trova né in stato detenzione, né agli arresti domiciliari. Ciò nonostante «non è autorizzata a lasciare Almaty senza permesso da parte delle autorità inquirenti perché vi è rischio di fuga».

«L’espulsione è una questione interna della Repubblica italiana - si legge nel comunicato -. Dato che il governo italiano ha annullato la decisione di espellere la signora Shalabayeva e sua figlia, riteniamo ciò significhi che ora hanno riacquistato il diritto di visitare in futuro la Repubblica italiana».

Quindi una precisazione sulle indagini che riguardano la donna: «È indagata per la vicenda di passaporti kazaki ottenuti illegalmente, che a quanto si dice sarebbero stati emessi per Ablyazov e la sua famiglia in cambio di tangenti. Gli inquirenti kazaki stanno verificando con le controparti all’estero se Shalabayeva ha mai usato il passaporto kazako ottenuto illegalmente».

«Tutti i diritti e le libertà di Shalabayeva - prosegue la nota - sono pienamente rispettati e garantiti. Ablyazov è un ricercato in fuga dalla giustizia di diversi Paesi. Tuttavia Shalabayeva non è accusata dei reati di Ablyazov e non verrà perseguita per le sue azioni».

Insomma, la situazione resta tesa. Vincenzo Cerulli Irelli, uno dei tre legali di Alma, intervistato dal TgCom24 corregge la versione del governo kazako: «Adesso lei e la figlia sono in una casa del padre della signora, non hanno avuto maltrattamenti almeno per ora. La donna si trova agli arresti domiciliari. Non ci risultano ulteriori pericoli per la signora ma suo marito è il maggiore oppositore del regime e questo ci fa temere per il futuro. È importante che i riflettori su questa vicenda restino accesi».

Quindi attacca: «C’è stata una gravissima irregolarità delle nostre forze di polizia compiuta all’insaputa del governo». Ed è proprio su questo punto che si concentra la polemica italiana. Il ministero degli Esteri fa sapere di essersi attivata subito per tutelare i diritti della donna e risponde informalmente al Corriere della Sera che ieri ha svelato uno scambio di fax con la Questura di Roma risalente allo scorso 29 maggio quando Alma venne prelevata dalla squadra mobile: la Farnesina non era a conoscenza della vicenda visto che la signora era indicata con il cognome da nubile e, quindi, non collegabile al marito.

Ma l’attenzione è tutta puntata sul Viminale. M5S e Sel hanno già annunciato una mozione di sfiducia per il ministro Angelino Alfano. E anche il senatore Pd Felice Casson non ha dubbi: l’espulsione è frutto dell’amicizia tra Silvio Berlusconi e il «presidente-dittatore» kazako Nazarbayev. Il Pdl fa quadrato in difesa di Alfano e del Cavaliere. Lo scontro è solo all’inizio.

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