Fosse arrestato da settembre in poi, Paolo Gabriele non verrebbe più processato per furto. Verrebbe arrestato per diffusione di documenti riservati, e rischierebbe da 2 mila euro di multa a 3 anni di reclusione. Un reato specifico che rappresenta il solo effetto di Vatileaks sulle norme vaticane. Perché con tre leggi lo Stato di Città del Vaticano ha reso più completo il proprio sistema giuridico. Ha eliminato l’ergastolo. Ha inserito le pene contro i minori e ha dato pene più severe per il riciclaggio di denaro sporco e la corruzione. Non significa che tutto questo prima non fosse reato. Ma adesso è specificato in maniera netta. Ma c’è di più. Le tre leggi sono accompagnate da un motu proprio che estende le norme anche alla Santa Sede. Sono dunque sottoposti alle nuove norme non solo tutti gli ufficiali e dipendenti della Curia Romana ma anche i nunzi apostolici ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede, nonché i dipendenti di organismi e istituzioni ad essa collegati, indipendentemente dal fatto che si trovino sul territorio dello Stato della Città del Vaticano. Il motu proprio è firmato da Papa Francesco, ma Giuseppe Dalla Torre, presidente del tribunale dello Stato di Città del Vaticano, lo presenta come «un motu proprio di Papa Benedetto» (e forse si tratta di un felice lapsus). Perché in fondo il puntellamento dell’ordinamento giuridico vaticano è iniziato da tempo. Uno degli stimoli è stato rappresentato senz’altro dalle osservazioni di MONEYVAL, il comitato del consiglio d’Europa che valuta l’aderenza agli standard internazionali antiriciclaggio di quanti decidono di sottoparsi alla sua valutazione. E infatti la legge fu migliorata, e la prima revisione fu accompagnata dalla firma o ratifica di tre trattati internazionali. Ma quello proveniente da MONEYVAL non è il solo stimolo. E infatti Dalla Torre ci tiene a precisare che «le modifiche non riguardano specificamente le richieste di MONEYVAL. Ci saranno, credo alla fine dell’estate, ulteriori modifiche che riguardano soprattutto il ramo finanziario». Le tre leggi vaticane rappresentano e rafforzano in fondo la Santa Sede e lo Stato di Città del Vaticano. Quando questo nacque, nel 1929, recepì la legislazione italiana, e si pensò che questo fosse sufficiente per l’esercizio del ministero petrino, come ha spiegato il «ministro degli Esteri vaticano Mamberti» in un articolo. Ma non lo è più, perché i confini del Vaticano sono con l’Europa, perché c'è stata la globalizzazione, perché la Santa Sede firma delle convenzioni internazionali, e a quelle deve adeguare la sua legislazione, come tutti. Per esempio, seguendo la Convenzione delle Nazioni Unite del 2003 contro la corruzione, è stato rivisto «il titolo dei delitti contro la pubblica amministrazione« e - specifica una nota vaticana -«sono stati potenziati i poteri cautelari a disposizione dell’Autorità giudiziaria con l’aggiornamento della disciplina della confisca, potenziata dall’introduzione della misura del blocco preventivo dei beni». Non solo. Le tre leggi introducono un «un sistema sanzionatorio a carico delle persone giuridiche, per tutti i casi in cui esse profittino di attività criminose commesse dai loro organi o dipendenti, stabilendo una loro responsabilità diretta con sanzioni interdittive e pecuniarie». In pratica, non sono più solo le persone fisiche a dover rispondere delle cattive gestioni, ma anche quelle giuridiche. Che non possono andare in carcere, ma possono subire pesanti sanzioni, fino allo scioglimento. E qualcuno si chiede: potrebbe essere sciolto anche lo IOR, in caso venissero riconosciute cattive gestioni? E poi, sono definite le fattispecie dei delitti contro i minori. Sono reati: la vendita, la prostituzione, l’arruolamento e la violenza sessuale a danno dei minori; la pedopornografia; la detenzione di materiale pedopornografico; gli atti sessuali con minori.
Il Papa cambia la giustizia del Vaticano
Sulla scia di Ratzinger le pene si induriscono ma viene abolito l’ergastolo Galera per chi sottrae documenti riservati. Tolleranza zero contro i pedofili
