Esteri

Soldato Usa ammette strage di civili in Afghanistan

Robert Bates è accusato del massacro di sedici persone avvenuto a marzo «Non c’è una buona ragione per fare la cosa orribile che ho fatto»

Il sergente statunitense Robert Bales, accusato del massacro di 16 civili avvenuto nel marzo dello scorso anno nel sud dell'Afghanistan, si è dichiarato colpevole di omicidio. Una decisione grazie a cui l'imputato eviterà la pena di morte. Nella strage morirono per lo più donne e bambini, e alcuni corpi furono trovati bruciati. La vicenda sollevò le critiche del governo afghano e internazionali, e costrinse gli Usa a interrompere temporaneamente le operazioni di combattimento in Afghanistan. Ci vollero tre settimane affinché gli investigatori riuscissero a raggiungere il luogo dell'omicidio. Intervistati da Associated Press, i parenti delle vittime si dicono arrabbiati per la notizia che Bales (a destra nella foto) sfuggirà alla pena capitale. Oggi il soldato è comparso in aula, presso la base Lewis-McChord, a sud di Seattle. Il giudice, il colonnello Jeffery Nance, ha spiegato al militare i suoi diritti chiedendogli poi se li avesse compresi. Bales, 39 anni, padre di due figli, ha risposto: «Sì signore». Quindi, l'avvocato difensore Emma Scanlan ha presentato la dichiarazioni del suo cliente. Di colpevolezza per la strage, di non colpevolezza invece per l'accusa di aver ostacolato le indagini distruggendo il suo computer portatile, dopo essere stato preso in custodia. In serata il giudice ha accettato le dichiarazioni e ad agosto toccherà a una giuria decidere se decretare un ergastolo con o senza libertà condizionale. Durante l'udienza di oggi, Bales ha parlato della strage, descrivendo quella terribile notte. Leggendo una dichiarazione, con voce chiara e ferma, ha confermato di aver sparato a ciascuna delle vittime, tra cui molte donne e bambini. Ha spiegato di aver lasciato la base dove era di stanza, vicino a Kandahar, e di aver raggiunto i villaggi vicini. Una volta dentro avrebbe, secondo le sue parole, «formulato l'intenzione», di uccidere le persone. Ma senza un motivo. «Questa azione - ha proseguito - è priva di una giustificazione legale». E alla domanda del giudice sul perché abbia compiuto il massacro, Bales ha risposto: «Signore, mi sono fatto questa domanda un milione di volte da allora. Non c'è una buona ragione al mondo per fare la cosa orribile che ho fatto». Secondo la ricostruzione dei procuratori, prima dell'alba dell'11 marzo 2012, Bales uscì da Camp Belambay, a Kandahar, dove era di stanza, armato con un pistola 9 mm e un fucile M-4 competo di un lancia granate. Attaccò un villaggio fatto di case di fango, Alkozai, quindi tornò alla base, svegliò alcuni colleghi parlandogli del fatto. Gli altri militari non gli credettero e tornarono a dormire. Quindi Bales lasciò nuovamente la base, per dirigersi verso il secondo villaggio, Najiban, dove completò la strage. ilc

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.