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"Almeno due morti negli scontri di Istanbul"

La denuncia di Amnesty International dopo le manifestazioni di protesta di ieri nella capitale turca. E il premier Erdogan si difende: "Non sono un dittatore"

"Almeno due morti negli scontri di Istanbul"

Istanbul si risveglia dopo gli scontri di ieri a piazza Taksim. Il bilancio ufficioso delle manifestazioni anti-Erdogan che hanno infiammato la Turchia è di mille feriti e di altrettanti arrestati (un centinaio nella capitale turca e il resto in altre 90 città in tutto il Paese). Il ministro degli interni Muammer Guler, invece, parla di 79 feriti, 53 civili e 26 agenti. Ma secondo Amnesty International ci sarebbero "almeno due morti". A innescare la protesta la decisione di sradicare gli oltri 600 alberi di Gezi Park, polmone verde della città, per fare posto a moschee e ad un centro commerciale. Ma in realtà si tratta di una reazione dopo settimane in cui il il primo ministro turco e il suo partito hanno avviato una serie di restrizioni (divieti sull'alcol, sulla possibilità di baciarsi in pubblico, sulla pubblicazione di foto di donne con abiti "succinti").  E c'è già chi traccia il paragone tra ciò che succede in Turchia e la "primavera araba". 

Intanto il premier turco, in un discorso in diretta televisiva, ha respinto l'accusa di autoritarismo che gli hanno rivolto i manifestanti: "Erdogan è un dittatore? Se è quello che pensate di un servitore del popolo, sono senza parole". Erdogan ha accusato il principale partito di opposizione, il Chp, di alimentare la protesta e i manifestanti di avere "rotto vetrine e gettato pietre": "È questa la democrazia?".

Questo pomeriggio il sindaco di Istanbul Kadir Topbas, esponente del partito islamico Akp, lo stesso del premier, incontrerà  i manifestanti di Piazza Taksim.

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