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Il via libera alle nozze gay spacca la Francia

In Italia il presidente della Consulta invita il Parlamento a occuparsi delle coppie omosessuali

Il via libera alle nozze gay spacca la Francia

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Lo scoglio decisivo per introdurre il matrimonio tra omosessuali in Francia è superato. Ma questo non significa che la legge Taubira, dal nome del ministro della giustizia che l’ha presentata, avrà vita facile. Ieri mattina il Senato francese ha approvato la proposta che a maggio sarà votata dall'Assemblea Nazionale in seconda lettura e poi diventerà legge definitiva. Il passaggio in Senato era critico perché la maggioranza di sinistra ha un margine ridottissimo di appena 6 voti. Il via libera per alzata di mano in un’aula semideserta, è arrivato grazie al sostegno determinante di alcuni esponenti dell’Ump (Union pour un Mouvement populaire, il partito dell’ex presidente Sarkozy) e Udi (Union des Democrates ed Independentans, la federazione di partiti centristi). Il provvedimento, fortemente voluto dal presidente Hollande che l’aveva annunciato in campagna elettorale, non è stato modificato dal Senato e non è escluso che la maggioranza alla «camera bassa» lo voti così come è stato approvato ieri. Mercoledì i senatori avevano approvato l'articolo cruciale che apre la strada all'adozione da parte delle coppie dello stesso sesso. Secondo Christiane Taubira, la riforma rafforzerà la società «garantendo il semplice riconoscimento di una piena cittadinanza alle coppie omosessuali».

In realtà la società francese è profondamente spaccata e, secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano Le Parisien, solo il 43% dei francesi è favorevole alle nozze gay e all’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali mentre il 55% è contrario. L'opposizione ha già preannunciato un ricorso al Consiglio Costituzionale e un’altra manifestazione di protesta - qualora il testo, come è scontato, sarà approvato - il 26 maggio a Parigi. Ma già ieri sera i promotori di «Manif pour tous», il movimento che si oppone alla legge e che ha già portato in piazza milioni di persone in due diverse manifestazioni, hanno organizzato un corteo nella capitale francese da Avenue de l’Observatoire al palazzo del Senato. Sono 34 le associazioni che si oppongono alla legalizzazione del matrimonio omosessuale in Francia, con uno schieramento variegato e trasversale. Nello scorso ottobre, anche il dimissionario gran rabbino Gilles Bernheim aveva pubblicato un documento con cui motivava la contrarietà a una legge «basata più sugli slogan che sugli argomenti e che si conforma al dominio dei benpensanti per paura degli anatemi».

Una decisione analoga era stata votata giovedì dall’Uruguay, secondo Stato sudamericano a legalizzare i matrimoni gay dopo l’Argentina (malgrado l’opposizione dell’allora card. Bergoglio). Quando la legge sarà definitivamente approvata, la Francia diventerà il 12° Stato al mondo a permettere le nozze tra omosessuali.

Ma il dibattito si riapre anche in Italia. Proprio ieri il presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo ha dichiarato che tra le sollecitazioni della Consulta rimaste inascoltate dal Parlamento c’è quella di una regolamentazione delle coppie gay. «La Corte - ha detto Gallo - ha escluso l'illegittimità costituzionale della norme che limitano l'applicazione dell'istituto matrimoniale alle unioni tra uomo e donna, ma nel contempo ha affermato che due persone dello stesso sesso hanno comunque il diritto fondamentale di ottenere il riconoscimento giuridico, con i connessi diritti e doveri della loro stabile unione». Nulla a che vedere, in ogni caso, con il matrimonio, nonostante esponenti della lobby omosessuale si siano affrettati a invocare una maggioranza trasversale in Parlamento sulle nozze gay. Il deputato del Pdl Eugenia Roccella ha definito quello di Gallo «un intervento a gamba tesa in un ambito controverso e ci ricorda come in questi anni l'attività dei tribunali abbia sconfinato dai propri limiti fino a erodere l'autonomia e la sovranità del Parlamento. La Consulta, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del matrimonio omosessuale, dovrebbe preoccuparsi del fatto che una legge sulle unioni gay non ferma il cammino verso il vero e proprio matrimonio ma l'accelera».

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