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Pyongyang celebra il suo dittatore e non rinuncia alle minacce

Pyongyang ha avviato le celebrazioni della dinastia al potere in Corea del Nord, accantonando per un giorno la bellicosa retorica contro il Sud e gli Stati Uniti. Ieri è stato festeggiato il primo...

Pyongyang celebra il suo dittatore e non rinuncia alle minacce

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Pyongyang ha avviato le celebrazioni della dinastia al potere in Corea del Nord, accantonando per un giorno la bellicosa retorica contro il Sud e gli Stati Uniti. Ieri è stato festeggiato il primo anniversario dell'elezione del leader, Kim Jong-un, a segretario del Partito dei Lavoratori.

Intanto i ministri degli Esteri del G8 riuniti a Londra hanno «condannato nei termini più forti possibili» l'attività nucleare nordcoreana e le minacce alla regione. I capi delle diplomazie degli Otto Grandi hanno anche avvertito Pyongyang del possibile varo di ulteriori sanzioni. Numerosi analisti temevano che questo potesse essere il giorno scelto da Pyongyang per il test missilistico, ma alla fine è stata solo una giornata di tripudio propagandistico: l'emittente statale nordcoreana Kctv ha celebrato la ricorrenza con un lungo servizio sul giovane leader comunista che passa in rassegna le truppe. Il quotidiano Rodong, megafono del partito unico al governo, ha aggiunto che «la storia non ha mai visto nessun dirigente socialista» come Kim.

Il lancio di un satellite a dicembre ed il più recente test nucleare, a febbraio - azioni entrambe in violazione di risoluzioni Onu e punite da sanzioni del Consiglio di Sicurezza - sono state celebrate come «valorose vittorie che solo il compagno Kim Jong-un poteva ottenere».

La finestra temporale che potrebbe portare alla prova di forza rimane aperta almeno fino al 15, il giorno in cui è nato Kim Il-sung, fondatore del partito e nonno dell'attuale leader, evento per il quale - a sentire i media di Stato - cominciano già ad arrivare le delegazioni straniere. Anche oggi è un giorno da «bollino rosso», visto che a Seul ci saranno sia il segretario di Stato Usa, John Kerry, che il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.

Ieri il nervosismo era aumentato nelle prime ore del mattino quando il ministero della Difesa del vicino Giappone aveva rivelato che da alcune immagini riprese dai satelliti risultava che una piattaforma di lancio dei missili era stata collocata in posizione verticale, il che poteva fare pensare ai preparativi finali per un imminente lancio.

E invece non è escluso, come ha spiegato una fonte del governo a Seul, che Pyongyang voglia confondere e fiaccare i servizi di intelligence con manovre di distrazione, per esempio facendo trasportare ripetutamente dentro e fuori da un hangar, in un'installazione sulla costa orientale del paese, i missili Musudan.

Nell'atmosfera di incertezza, i servizi di intelligence di Seul e Washington continuano a vigilare sui movimenti via satellite, i radar e le batterie di missili sono pronti, i cacciatorpedinieri schierati lungo le coste e Tokyo è «blindata» dalle batterie anti-missile.

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