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Corteo contro le nozze gay, scontri a Parigi

Imponente manifestazione promossa dal cartello «Manif pour tous»: secondo gli organizzatori sono scese nelle strade 1.400.000 persone. Una sfilata lunga cinque chilometri. La polizia ha usato i lacrimogeni contro un centinaio di facinorosi

Corteo contro le nozze gay, scontri a Parigi

Sono tornati in piazza gli oppositori alla legge francese che riconosce i matrimoni tra omosessuali e permette le adozioni alle coppie gay. Centinaia di migliaia di persone hanno marciato nel centro di Parigi, per dire no ai matrimoni gay. La folla - 1.400.000 persone per gli organizzatori, 300.000 secondo la polizia - ha tentato di raggiungere gli Champs Elyseés ma è stata bloccata dalla polizia che ha usato lacrimogeni e cariche per disperdere un centinaio di persone che avrebbero tentato di forzare i blocchi. L'imponente corteo si e' snodato lungo cinque chilometri, dal distretto finanziario della Defence fino all'Arc de Triomphe

Il corteo era stato organizzato da Manif pour tous, il cartello di 34 associazioni francesi che si oppone alla legge «Toubira» (dal nome del ministro della giustizia francese) e che aveva già dato vita all’imponente manifestazione dello scorso 13 gennaio. Come avevano spiegato i promotori nelle scorse settimane, si tratta di «un movimento spontaneo e popolare che al di là delle appartenenze religiose ha come obiettivo la difesa della filiazione umana garantita dal diritto francese nel matrimonio civile e la lotta contro ogni forma di omofobia». Uno dei punti più controversi è il permesso di adozione, una legge passata «nell’indifferenza generale» e «nel silenzio mediatico» malgrado l’opposizione del 55% dei francesi. La manifestazione si è svolta dopo una nuova, forte polemica legata alla petizione presentata al Cese, il Consiglio economico, sociale e ambientale, terza assemblea costituzionale della Francia. In base ad una legge del 2008, infatti, i cittadini possono ricorrere a questo organismo, considerato «luogo per eccellenza di dialogo e unione», purché la petizione sia sottoscritta almeno da 500.000 persone. Una possibilità utilizzata per la prima volta in Francia, visto che la petizione aveva superato le 700.000 firme. Lo scorso 26 febbraio, però, l’ufficio di presidenza del Cese ha definito inammissibile il ricorso, pur considerando regolari sia le firme che le modalità di presentazione della petizione. Secondo il Cese, infatti, solo il primo ministro può richiedere un parere su un progetto di legge mentre non è ammissibile la richiesta di sospensione di una procedura legislativa presentata dai cittadini. Una decisione che aveva causato il forte disappunto del cartello «Manif pour tous» con l’invito a scrivere al presidente Hollande per esprimere tutta la disapprovazione e a partecipare in modo compatto alla manifestazione di oggi.

La legge è già stata approvata dalla Camera bassa e ad aprile approderà in Senato per l'approvazione definitiva. I manifestanti chiedono all'amministrazione Hollande di ritirare il disegno di legge e di sottoporlo a referendum.

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