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Brennan difende l’azione dei droni ma frena sulle torture

John Brennan, il super consigliere di Obama per la Sicurezza nazionale, lo «zar» dell'Antiterrorismo, difende i raid con i droni all'audizione della Commissione Intelligence del Senato che dovrà ratificare la sua nomina alla direzione della Cia. Dopo le accese polemiche sull'impiego degli aerei senza pilota al di fuori delle zone di guerra e sulle discutibili tecniche d'interrogatorio ai detenuti messe in atto dopo l'11 settembre, Brennan, un veterano della Cia - 25 anni di servizio a Langley, gli ultimi 4 vicedirettore dell'Agenzia - difende la strategia dei raid letali, «importanti per mantenere la sicurezza nazionale» e assicura che gli attacchi mirati contro i terroristi sono stati effettuati secondo «standard rigorosi». A Capitol Hill, messo sotto torchio dal panel presieduto dalla democratica Feinstein, Brennan ribadisce con fermezza che il ricorso ai droni armati è «l'ultima opzione per salvare vite quando non c'è nessuna altra alternativa». Parlando di un «equivoco generalizzato», puntualizza quindi che i micidiali aerei senza pilota «non sono utilizzati per punire trasgressioni passate ma per prevenirne di nuove». E non è tutto. Al sospetto avanzato dal senatore repubblicano Chambliss che per la Cia sia meglio far fuori un terrorista di tenerlo in detenzione, il fedelissimo di Obama controbatte di non aver mai preferito l'uccisione. Al contrario, la detenzione dei terroristi e gli interrogatori, afferma, hanno permesso di raccogliere «informazioni valide» per prevenire altri attacchi.

Brennan si trova così davanti a un suo presunto coinvolgimento diretto nel «detention interrogation program» della Cia, negli anni in cui ne era il numero due, durante l'amministrazione Bush. Nel mirino dei senatori, le pratiche brutali, assimilabili alla tortura, come il «waterboarding» e le umiliazioni personali. Tecniche di interrogatorio - ammette Brennan - «di cui ero a conoscenza» e che «non ho mai cercato di fermare» perché «erano sotto l'autorità di altre persone».

Pressato dalle domande della Commissione che sugli abusi e le violenze del periodo più controverso della presidenza Bush ha stilato un copioso rapporto, Brennan riconosce di non sapere ancora la verità, ma afferma di volerla scoprire e, senza mai utilizzare la parola «tortura», promette che quelle tecniche rispetto cui nutriva già allora «preoccupazioni e obiezioni personali», «non saranno mai utilizzate sotto la mia direzione».

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