Veni, vidi, vici. La francese Vivendi agisce da conquistatore e dall'assemblea di Telecom porta a casa tutti i suoi desiderata, a partire dall'allargamento del board, osteggiato dai proxy advisor e da parte dei fondi internazionali. La media company francese riesce a tirare dalla sua parte quasi il 9% dei presenti in assemblea che, sommato al suo 20,5%, le permette di far passare la sua delibera con la maggioranza dei voti. Il consiglio d'amministrazione passa a 17 membri dai 13 attuali e il voto di ieri sancisce l'ingresso di Arnaud de Puyfontaine, Stephane Roussel, Hervè Philippe e Felicité Herzog. I quattro, che hanno partecipato all'assise, rappresentano il top management di Vivendi: oggi si tratterranno a Milano per partecipare al loro primo board di Telecom, già convocato da tempo. Uno scoglio, per loro, potrebbe essere la questione del vincolo di non concorrenza: in pratica, l'assemblea ha bocciato la richiesta di Vivendi di svincolare da questa clausola i suoi consiglieri. Cosa comporterà? Ancora non è del tutto chiaro: «È un problema legale, non prevedo problemi», dice il presidente Giuseppe Recchi al termine di una giornata assembleare durata quasi sette ore. Più amarezza, invece, per la conversione delle risparmio, che l'astensione di Vivendi, pesata per oltre un terzo dei votanti, ha bloccato. Il voto favorevole del 62,5% non è bastato contro il 36,1% di chi si è astenuto. «In effetti ci dispiace per come è andato il voto sulla conversione delle risparmio. Perdiamo un'opportunità per il gruppo ma adesso che abbiamo Vivendi nel board la ristudieremo in futuro insieme. Non è un problema di se ma di quando», riferisce Recchi. Dunque, la questione è rimandata a una nuova «finestra di opportunità», come l'aveva definita l'ad Marco Patuano una volta approvata. Ad ogni modo, i francesi dimostrano con i fatti di voler contare. Arnaud de Puyfontaine interviene più volte, anche in risposta ai piccoli azionisti, confermando «l'impegno a lungo termine nel gruppo, di cui abbiamo grande rispetto e che è di grande rilevanza nel panorama italiano e internazionale. Ci sono - afferma il ceo di Vivendi - tanti timori infondati: siamo qui e i fatti parlano, noi crediamo nel suo potenziale». Nel suo intervento in apertura dei lavori, il manager francese detta la sua strategia: «Telecom Italia per svilupparsi ha bisogno di azionariato stabile in sintonia con azionisti, stakeholder e governo italiano. Per questo credo dobbiamo lavorare in piena sintonia su obiettivi condivisi». Oggi, in cda si parlerà probabilmente di un aggiornamento del piano industriale. Per Telecom, il futuro è già qui e, dopo l'assemblea, è sempre più francese.
Telecom sempre più francese Vivendi vince ed entra nel Cda
Passa la richiesta della media company di allargare il board
