«Vigilanza timida» lo ha ammesso anche il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi. Un mea culpa che rafforza l’idea che forse nelle procedure e nelle ispezioni condotte da Palazzo Koch negli istituti italiani qualcosa a volte non sia andato nel verso giusto. Due casi sono quelli citati da Il Tempo e segnalati anche dall’Adusbef guidata da Elio Lannutti che da anni si batte per contrastare i comportamenti scorretti del sistema finanziario nei confronti della clientela. Uno di questi è il caso delle Bene banca, una realtà piemontese, con i conti in ordine, attività in crescita e commissariata secondo quanto spiega il direttore generale, Silvano Trucco, per un problema di governance, un cattivo rapporto insomma tra i consiglieri e i sindaci, che ha spinto via Nazionale a forzare la mano per il cambio del gruppo dirigente. Eppure l’istituto era assolutamente in salute. E uno dei motivi per far arrivare i commissari fu la presenza di sole tre posizioni di sofferenze (clienti che non pagavano più da tempo i fidi) su oltre 70 mila correntisti.Una decisione secondo l’ex direttore opinabile e verso la quale è partita una querelle giudiziaria ancora in corso. Stesso trattamento per la Popolare di Spoleto. Una realtà territoriale forte sul territorio umbro che, per rafforzare il suo patrimonio, aveva già chiesto ai 21 mila soci di mettere mano al portafoglio. L’aumento di capitale era già stato approvato e anche uno dei soci di riferimento, il Monte dei Paschi di Siena aveva detto sì. Eppure anche in quel caso Via Nazionale non ha sentito ragioni. Ha inviato i commissari e, riservato la ricapitalizzazione al socio forte, Banca Desio, chiamato a soccorrere una banca che ce l’avrebbe fatta da sola. Anche in questo caso il contenzioso legale resta aperto. Il caso andò sulle cronache nazionali e Fabrizio Cicchitto, allora nel Pdl, scrisse una nota al ministro Grilli, che oggi suona profetica: «La Banca Popolare di Spoleto chiude il bilancio con soli 23,5 milioni di euro di perdite, che sarebbero stati coperti rilanciando la Banca se la Banca d'Italia non avesse bloccato tutto. Le casse del centro del Gruppo Banca Intesa, diretto concorrente chiudono con 15milioni di euro di perdite, la Banca Popolare dell'Etruria con 187milioni di perdite, la Banca delle Marche con 548milioni di perdite. Perché queste non sono state commissariate e la Banca Popolare di Spoleto sì? Perché due pesi e due misure?». Già, perché?
Ecco le banche sane che Banca d'Italia ha fermato
La storia dei due istituti commissariati ma che se aiutati potevano farcela da soli IL CASO Bene Banca - IL CASO Popolare Spoleto
