Gli italiani quest’anno destineranno ai regali circa 10 miliardi, pari a un terzo della somma disponibile fra tredicesime e consumi aggiuntivi che complessivamente ammontano a circa 30 miliardi di euro. La stima è dell'Ufficio studi della Confcommercio. L’aumento quindi sarà del 5% rispetto all’anno scorso ma ancora del -30% rispetto al 2009. «La ripresa si sta lentamente concretizzando e sta producendo i primi effetti tangibili sulle famiglie, tuttavia la prudenza è d’obbligo per lìincognita terrorismo». Ad affermarlo è stato il presidente di Confcommercio è Carlo Sangalli, alla presentazione dell’indagine sui consumi di Natale elaborata dall’Ufficio studi di piazza Belli. Il direttore dell’Ufficio studi, Mariano Bella, ha parlato di «gravi elementi di fragilità». Dati alla mano, infatti nella dinamica del reddito disponibile, sono stati recuperati 134 euro quest’anno a fronte di una perdita di 3.401 euro dal 2005 al 2014. «Se si continua così - ha spiegato Mariano Bella - il recupero potrebbe proseguire a tassi più dinamici nel prossimo biennio: a fine 2016 si potrebbe arrivare a un aumento di 435 euro di reddito e di 460 euro di consumi rispetto ai minimi. Una strada giusta ma ancora lunga». In ogni caso potrebbe essere il primo Natale dopo sette anni con il segno positivo. Le famiglie hanno più reddito, più fiducia, più propensione ai consumi natalizi e ai regali. «Ma il governo non ha ancora vinto la scommessa, vale a dire trasformare in diffusa e robusta la ripresa, tagliando tasse, spese improduttive, riducendo il deficit di legalità e annullando la cattiva burocrazia. Solo così nel 2016 sarà possibile la crescita del Pil ed eliminare nel 2017 le clausole di salvaguardia» ha chiosato Sangalli, a margine della presentazione delle stime dell'Ufficio Studi sui consumi di Natale indirizzando con questo una critica velata al governo i cui provvedimenti non hanno ancora sbloccato definitivamente la macchina economica del Paese. In ogni caso conti alla mano ogni italiano spenderà intorno ai 166 euro per i regali di Natale una cifra che è del 5% in più rispetto all’anno scorso quando si era speso circa 158 euro a persona. Sempre secondo l’indagine nonostante salga la propensione agli acquisti durante le festività da 85,2% a 85,9%, «un dato molto confortante», il 73% degli italiani presume, rispetto a quello che faranno gli altri, che «sarà un Natale molto dimesso». Questo anche perché l’inchiesta è stata effettuata dopo gli attentati di Parigi. E gli effetti emotivi sono stati scontati pienamente. Più in generale per quattro italiani su dieci il prossimo sarà un Natale «di uscita dalla crisi», in percentuale i giudizi positivi sono raddoppiati in un anno, infatti i connazionali che la pensano così sono passati dal 19,2% del 2014 al 38,8% del 2015. Al dato di maggiore fiducia si contrappongono però le risposte di quanti invece la pensano esattamente al contrario, pur registrando un calo del 22%, essi rappresentano ancora il 55,1% degli italiani, cui va aggiunto un 6,1% di incerti (non so). Altro dato positivo e in controtendenza rispetto al 2014 è la percentuale in aumento di chi ritiene che i regali siano una spesa piacevole, schizza al 52,5% rispetto al 50,6% dell'anno scorso. Inoltre, si riduce del 10% la percentuale di chi aspetta gli ultimissimi giorni per acquistare i regali (dal 16 al 31 dicembre), passando dal 47,3% al 37,3%. Un segnale di maggiore disponibilità economica e di minore attenzione agli sconti e alle promozioni di inizio d’anno.
Dopo 7 anni gli italiani tornano a spendere per il Natale
Ai regali e allo shopping sarà destinato un terzo della tredicesima. Consumi aggiuntivi per 30 miliardi di euro
