Doveva essere uno dei pilastri dell’aumento della conoscenza da parte degli italiani dei loro diritti in tema di pensione. Ma la «busta arancione» ancora non decolla anzi non arriva. E questa volta per una mera questione di soldi. Solo una piccola parte, infatti, dei documenti che l’Inps invia a casa per simulare la pensione futura, arriverà entro Natale nelle case degli italiani. A confermarlo è stato ieri Tito Boeri, presidente Inps, a margine di un convegno in Senato. «Prima di Natale ne spediremo 150mila per coloro che non hanno il pin (il codice digitale personale per accedere ai dati dal computer) e rientrano nelle categorie coperte. La sorpresa è che «ne manderemo solo una piccola parte perché non ci è stata data l’autorizzazione dai ministeri per superare il vincolo di spesa» ha specificato il presidente dell’istituto di via Ciro il Grande. Esatto. Mancano i soldi per i francobolli. «Abbiamo una spesa contingentata per le spedizioni postali. Se sbloccano la spesa nella legge di stabilità - ha aggiunto Boeri - il grosso lo manderemo dopo». Non è stato chiarito di che ordine di cifre si parli. Ma è comunque singolare immaginare che lo Stato non sia in grado di tirare fuori da un bilancio di 800 miliardi di spese i soldi necessari. Anche perché la platea non sembra immensa. Boeri ha spiegato come la spedizione della lettera riguardi« le categorie coperte», nelle quali quindi non rientrano i lavoratori pubblici, e interessa quei soggetti «che non hanno il Pin», ovvero il codice per l’accesso online per la simulazione della pensione. Boeri si è dunque augurato che «in legge di Stabilità possa essere sbloccata la spesa», così «da inviare il grosso delle buste arancioni» subito dopo. Il presidente Inps è intervenuto all'Assemblea nazionale sull'amianto organizzata dalla Commissione infortuni sul lavoro presieduta da Camilla Fabbri (Pd). Boeri ha spiegato che nella lotta all'amianto killer si incontrano resistenze e si riscontrano notevoli ritardi, e ciò concorre al fatto che «sul territorio italiano sono ancora presenti 32 milioni di tonnellate di amianto». Il che fa sì che «a questo ritmo di bonifica, occorrerebbero ancora 85 anni, un'infinità» per risolvere l'antica emergenza. In Italia, insomma, si registrano «notevoli ritardi dovuti alle resistenze delle singole aziende per i costi, a problemi di natura istituzionale- stigmatizza Boeri- con le Regioni che non hanno approvato i piani, e ad una complessità normativa che rende importante l'adozione di un testo unico». Al convegno è arrivato anche il messaggio di Matteo Renzi che ha assicurato il massimo impegno per chiudere, una volta per tutte, la ferita aperta rappresentata dall'amianto. «L'impegno comune per realizzare politiche e interventi che consentano di chiudere, una volta per tutte, questa ferita aperta rappresentata dall'amianto è e sarà> massimo» ha scritto il premier nel suo messaggio.
Niente buste arancioni. Mancano i francobolli
Boeri: Ne spediamo solo 150 mila entro Natale. Non abbiamo soldi Il presidente Inps sull’amianto: in Italia ancora 32 milioni di tonnellate
