Economia

Birra e business

Ab Inbev vuole l’ok alle nozze con Sab E per ingraziarsi Bruxelles vende Peroni

La mitica bionda Peroni, dal 2003 non più italiana, sta per passare di mano. Per ben disporre le autorità europee a dare il via libera alle nozze con la multinazionale SabMiller, la Ab Inbev si prepara a vendere la birra prodotta in Italia. Obiettivo anche quello di raccogliere fondi utili per ridurre il debito da 75 miliardi di dollari che è stato acceso per sposarsi con SabMiller. La stessa società che l’ha comprata nel 2003, strappando al Belpaese uno dei suoi simboli più antichi. Fondata nel 1846 la bionda è riuscita a entrare nelle case degli italiani con il boom economico degli 1960 e con pubblicità famose per le modelle bionde. Eppure quando è stata fondata, Peroni, fu un’autentica scommessa. I consumi di birra pro capite allora in Italia erano di circa 0,70 litri contro gli oltre duecento della Baviera. Una scommessa vinta perché alla fine il marchio si è affermanto nel mondo anche grazie alla variante del Nastro Azzurro. Ora la birra si appresta a cambiare di nuovo proprietà. Secondo le indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, InBev, a cui fa capo la Corona, è intenzionata a venderla insieme a Grolsch, altro marchio globale del gruppo SABMiller. L'obiettivo principale è rassicurare le autorità europee che si apprestano a valutare le sue nozze da 108 miliardi di dollari con SabMiller, dalle quali nascerà un colosso con in mano il 30% del mercato globale della birra. «Peroni e Grolsch non sono strategici. Se la cessione serve a smorzare i timori delle autorità nei paesi europei va bene», ha affermato Pablo Zuanic, analista di Susquehanna. Nell’Europa occidentale Ab InBev e SabMiller si sovrappongono in alcune aree, quali l’Italia e l'Olanda dove insieme hanno quote di mercato del 30% e del 27%. Le due società insieme hanno più del 20% in Gran Bretagna e in Ungheria. AB InBev sarebbe poi più interessata ai marchi locali di SABMIller invece che a quelli globali come Peroni e Grolsch.

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