Nessuno si azzarda a dare cifre. E forse per evitare l’effetto psicosi se ne parla meno e senza dovizia di dati, ma è indubbio che gli attacchi di Parigi, sebbene in parte metabolizzati dal punto di vista mediatico, avranno un effetto anche economico nei prossimi mesi. A rimarcarlo è stato nei giorni scorsi anche il presidente degli Industriali italiani, Giorgio Squinzi, che all’assemblea degli industriali di Napoli ha detto chiaramente che «la paura del terrorismo pesa sull'economia globale e anche quella italiana ne risentirà». Insomma un conto, nel medio periodo, il cambio della scala dei consumi indotto dalla paura, sarà sicuramente presentato. Ma che la confusione regni sovrana sul tema è altresì ribadito dalla parole del commissario degli Affari economici che dietro una frase sibillina dal punto di vista della mera dottrina economica ha elaborato, forse, una nuova teoria sulla crescita economica. Moscovici ha infatti spiegato che «dopo un attacco terrorismo c’è sempre un impatto sui consumi, ma la crescita non viene influenzata». L’eurocommissario ha risposto così in conferenza stampa a chi chiedeva se l’Ue avesse stimato le conseguenze economiche dell’allerta terrorismo in Belgio e Francia e se le spese sostenute per rispondere minaccia terroristica può godere di flessibilità a fini del calcolo del deficit e del debito. «È presto per vedere quale possa essere l’impatto sulle economie di Belgio e Francia, ma posso dire che le nostre economie aperte sono esposte al terrorismo, perché come detto incide sui consumi interni». Insomma, anche con il beneficio d’inventario della traduzione non corretta, non è chiaro cosa Moscovici volesse intendere. Non bisogna scomodare Keynes o Modigliani per sapere che nel Prodotto interno lordo generato in un Paese i consumi ci sono eccome. Certo non hanno l’effetto moltiplicativo degli investimenti, ma se i consumatori non comprano beni e servizi, la ricchezza non si crea e alla fine tutte le stime anche quelle fatte con i dati peggiori sono da rivedere al ribasso. Dunque se non è possibile dare numeri, l’unica certezza sono i segnali che arrivano dal calo di fruizione di cultura e di svago registrato nelle grandi città italiane dopo gli attacchi al teatro Bataclan. Nell’imminenza del Natale e, si spera, in assenza di altri fatti tragici, la minore propensione al consumo dovrebbe essere riassorbita. Per ora dunque l’unico effetto registrabile nei prossimi mesi potrebbe essere la riduzione della velocità di crescita del Pil. Un rallentamento che può compromettere le previsioni date dai principali istituti di ricerca, dalle istituzioni pubbliche e dal Governo. La macchina industriale insomma potrebbe solo avere una piccola decelerazione, assolutamente recuperabile nell’arco di qualche trimestre. Il problema può sorgere solo se il tempo per riassorbire lo strappo si dovesse allungare per altri choc terroristici.
Anche le imprese temono l'impatto di Parigi sul Pil
L'allarme di Squinzi sugli effetti economici del terrorismo. Moscovici conferma: i consumi dei paesi Ue sono a rischio
