Economia

E "Repubblica" diventa sempre più renziana

Mauro va in pensione e arriva Calabresi

In vista della Campagna d’Inverno grandi manovre nel settore dell’informazione. Il renzianissimo Mario Calabresi sarà il nuovo direttore del quotidiano La Repubblica. L’insediamento a gennaio, in concomitanza con l’addio di Ezio Mauro alla guida del giornale fondato da Eugenio Scalfari. Mauro avrà così diretto La Repubblica per un ventennio, come il suo fondatore. Gli succede un renziano doc, forse più renziano dello stesso Renzi. Lo stesso Calabresi, attualmente direttore del quotidiano La Stampa, toglie ogni dubbio con un tweet: «A Natale dopo 6 anni e mezzo lascerò La_Stampa e un pezzo di cuore: è stata un’avventura bellissima. A gennaio ricomincio a Repubblica». Si confermano così le voci che già da un po’ di giorni davano Calabresi come successore di Mauro, il quale l’altro giorno, durante la consueta riunione di redazione, aveva annunciato che lascerà, dopo 20 anni di direzione, il vertice del quotidiano di largo Fochetti. Mauro abbandona la direzione dopo quasi vent’anni dalla firma del primo numero avvenuta il 6 maggio del 1996. Il secondo direttore del quotidiano, arrivato al vertice dopo il fondatore Eugenio Scalfari, resterà in carica fino al prossimo 14 gennaio, data del quarantesimo anniversario della testata, per poi «proseguire il suo prezioso lavoro giornalistico nel Gruppo», come spiega la nota del Cda che ufficializza la notizia. Ma molti danno Mauro già lanciato verso l’universo Rai. Il Consiglio di amministrazione ha designato all’unanimità, quale nuovo direttore con decorrenza 15 gennaio 2016, Mario Calabresi, attuale direttore della Stampa, «figura di primo piano del nostro giornalismo», cresciuto all’interno di Repubblica, ove ha ricoperto i ruoli di caporedattore centrale e di corrispondente da New York. Prima ancora dell’ufficialità della notizia, è stata una nota del sindaco di Torino, Piero Fassino, ad esprimere il saluto a Mauro e gli auguri a Calabresi. «Molti agiscono. Pochi lasciano il segno. Tra questi certamente Ezio Mauro che, con il suo impegno giornalistico e civile, ha accompagnato ogni passaggio cruciale della vita del Paese. A lui il ringraziamento e gli auguri per le sue scelte future. A Mario Calabresi i migliori auguri per la chiamata a un incarico che è giusto riconoscimento alla sua professionalità e alla sua capacità di lettura della società», ha affermato Fassino, commentando l’avvicendamento alla direzione del quotidiano. Una delle prime conseguenze dell’uscita di Mauro è la chiusura della collaborazione con il giornale di Adriano Sofri. Nella sua rubrica «Piccola posta», sull’edizione online de «Il Foglio», Sofri scrive: «Leggo, dal Bangladesh, dove sto viaggiando, che Ezio Mauro lascerà la direzione di Repubblica dal prossimo 14 gennaio. Sono contento per lui, che comincerà una terza delle sue sette vite nella forma migliore. Gli sarà un po’ difficile, con la passione che lo anima, lasciare proprio durante una guerra mondiale. Ma troverà senz'altro un buon punto da cui partecipare. (Essendo la mia lunga collaborazione a Repubblica un riflesso della mia personale amicizia per Ezio Mauro, naturalmente finirà con la sua direzione)», conclude. Una direzione, quella di Mauro, durata appunto quanto quella del fondatore e primo direttore Scalfari, che era stato, anche, direttore del settimanale L’Espresso. Il nome «Repubblica» venne scelto in omaggio al piccolo giornale portoghese che l’anno prima aveva dato voce alla «rivoluzione dei garofani». Piemontese di Dronero, classe 1948, Mauro giunse a «la Repubblica» (ma guarda un po’ come Calabresi) dalla direzione de «La Stampa», dove fece ritorno nel 1990: aveva infatti scritto per il giornale di Scalfari come corrispondente da Mosca.

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