Economia

Due miliardi dalle banche per salvare le 4 in default

Oggi il Cdm per il soccorso a Cariferrara, Carichieti, Banca Etruria e Banca Marche

Banche in soccorso di altre banche con un assegno da 2 miliardi di euro, tutti privati, che il sistema bancario italiano mette a disposizione, senza tener conto per ora delle ricadute sui conti del 2015, per salvare le quattro banche in crisi. Si tratta della Cariferrara, di Carichieti, Banca Etruria e Banca Marche. Uma somma importante che i principali metteranno a disposizione con la speranza di riottenerla in futuro ma soprattutto per evitare contagi nel sistema del credito italiano. Anche ieri sono continuati i colloqui fra i diversi attori impegnati: Banca d'Italia, Mef e e istituti di credito, per mettere a punto i dettagli operativi in vista anche del cdm di oggi alle 17 e 30 che dovrebbe formalizzare le modalità per il salvataggio. Ai due miliardi per dotare il fondo di risoluzione si arriverà facendo versare subito i 500 milioni previsti per il 2015 insieme all'anticipo del contributo dei prossimi 3 anni aggiungendo inoltre una linea di liquidità, a titolo oneroso e che peserà solo sulle big, per garantire l'operatività corrente. Un esborso «non trascurabile ma sopportabile» in un momento in cui i bilanci delle banche cominciavano a mostrare segnali positivi sia in conto economico che sui flussi di credito. Ma non c’era altra soluzion. Lo scenario alternativo, dopo i numerosi stop di Bruxelles alle ipotesi dell'intervento del Fondo Interbancario era quello dell'arrivo del bail-in operativo dal primo gennaio prossimo e che avrebbe coinvolto anche i correntisti delle 4 banche. Una strada in grado di provocare una generale sfiducia nel sistema italiano da parte del mercato e dei risparmiatori. Ora se la decisione della risoluzione spetta alla Banca d'Italia, con il via libera del Mef, alla Ue spetta solo il compito di formulare un'eventuale opposizione in tempi brevi, e che arriverà al massimo stamattiba. Da domani, poi, i gestori dei 4 istituti non saranno più le terne dei commissari ma nuove figure nominate dalla Banca d’Italia.

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