Economia

La mossa difensiva di Telecom piace a Vivendi ma spiazza Niel

La conversione delle azioni risparmio rallenta possibili scalate

È stata definita da molti osservatori «un ostacolo sulla strada dei francesi». Una sorta di «mossa anti-scalata». Forse, più a torto che a ragione. Ieri sono stati tanti a chiedersi a chi possa giovare veramente l’operazione di conversione delle azioni risparmio Telecom in ordinarie. «Sicuramente è un vantaggio per la società ma molto probabilmente lo è anche per Vivendi. E anche Cdp, in caso di intervento nel capitale, può avere più margini di manovra. Difficilmente può far piacere a Niel» hanno commentato fonti vicine al dossier. L’operazione, proposta dal presidente Giuseppe Recchi, ha ottenuto il via libera unanime del cda, incluso quindi Tarak Ben Ammar, che è rappresentante di Vivendi. La posizione fatta trapelare dal gruppo francese, che fa sapere di essere pronto a votare a favore della conversione. Questo, nonostante la diluizione della quota, al 13,8% dall’attuale 20,3%, che comporta. Le parole dell’ad Marco Patuano, che ha parlato di una «imperdibile finestra di opportunità per tutti gli azionisti e per la società». Ovviamente, sarebbe rilevante sapere su quante azioni risparmio possano contare attualmente i soci di Telecom, a partire proprio da Vivendi. Evidentemente, lo scenario cambierebbe se il gruppo di Bollorè potesse contare su una riserva consistente di azioni da convertire. D'altra parte, se effettivamente la conversione delle azioni portasse a una diluizione consistente delle quote dei francesi, potrebbe diventare meno oneroso l’intervento da parte di Cassa depositi e prestiti, che più parti, a partire dai piccoli soci di Asati, continuano a invocare. La situazione, in sostanza, resta particolarmente fluida. Sempre sotto la lente di Palazzo Chigi. Come afferma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, «il governo segue con grande attenzione l'evoluzione di tutta la vicenda Telecom, azienda strategica del nostro Paese che viene continuamente monitorata». Sullo sfondo resta il ruolo potenziale di un colosso come Orange. Il Ceo Stéphane Richard chiarisce che la compagnia telefonica «guarda» a quello che succede in Italia e intorno a Telecom Italia. «Nei prossimi 10 anni Telecom Italia dovrà affrontare il tema del suo progetto industriale e strategico e probabilmente si dovrà porre la questione raggiungere un'alleanza. Non solo Orange può proporre questa cosa ma la questione si porrà», spiega. L'obiettivo di Orange, insiste, è di essere «un attore di riferimento» nel processo di consolidamento del settore: «non vorrei che si realizzassero raggruppamenti che operano dove noi non siamo con il rischio di una marginalizzazione di Orange sul palcoscenico europeo. Dobbiamo restare vigili». Oggi, intanto, ci sono stati fortissimi scambi in Borsa sul titolo Telecom, con 504 mln di pezzi scambiati, pari al 3,73% del capitale ordinario.

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