Dopo la raffica di critiche dalla Corte dei conti a Bankitalia e all’Istat, ieri la difesa d’ufficio della legge di Stabilità è spettata al ministro dell’economia. Padoan ha fatto il consueto spot della manovra, insistendo in modo particolare sulla «centralità della lotta all’evasione» in risposta ai rilievi sull’innalzamento dell'uso del contante soprattutto dalla minoranza Pd ma anche dal numero uno dell’Anac Raffaele Cantone, e delle soglie di non punibilità per alcuni reati fiscali. Ma sul cash ammette che «serve un sistema di pagamenti elettronico più diffuso». Il ministro ha ricordato gli accordi per lo scambio di informazioni sottoscritti con diversi Paesi, dalla Svizzera al Lussemburgo per combattere l’evasione, e ha sostenuto che la riforma fiscale ha reso la normativa «più chiara e semplice così da prevenire comportamenti abusivi». Padoan ha poi ribadito che le coperture, «le risorse necessarie a compensare i maggiori oneri per la finanza pubblica vengono reperite senza aumenti del prelievo fiscale su famiglie e imprese. Fa eccezione solo l’aumento del carico fiscale sui giochi», mentre «maggiori entrate, pari allo 0,12% del Pil nel 2015, sono attese dalla voluntary disclosure». Ha quindi messo in evidenza che «per la prima volta dopo otto anni «di aumento ininterrotto», il debito pubblico comincerà «la traiettoria declinante» e la manovra contiene misure per favorire la crescita, dando «respiro» a famiglie e imprese. Un pacchetto di interventi, per un ammontare totale de 28,7 miliardi, che vanno dal mezzogiorno alla sterilizzazione delle tasse, passando dagli incentivi per le assunzioni al finanziamento dell'istruzione, ricerca e cultura, e arrivando fino al contrasto della povertà. Di conseguenza un giudizio sulle singole misure «è errato, distorto o quantomeno incompleto». Alle regioni, che chiedono più soldi per la sanità, il ministro risponde che bisogna «migliorare il sistema sanitario nazionale». A chi chiede di modificare il sistema previdenziale nella manovra, sottolinea la necessità di «non indebolire l'assetto». Ribadisce che si punta su consumi, investimenti e lavoro. Anche la spending review prosegue senza «singhiozzi» e «riguarda tutti i livelli di governo», spiega Padoan. «Complessivamente le misure di revisione della spesa sono pari a 7,3 miliardi nel 2016, 8,4 miliardi nel 2017 e 10,3 miliardi nel 2018». Le risorse andranno, in gran parte, a coprire la «consistente riduzione del carico fiscale», che a sua volta dovrà sostenere la ripresa delle imprese, dei lavoratori autonomi e delle pmi.
Lo spot di Padoan: il debito inverte la rotta
Il ministro dell’Economia difende la Stabilità: "Avanti la lotta all’evasione". Il limite più alto all’uso del contante, "non favorisce gli abusi"
