Economia

Telecom sempre più francese Ora si sveglia anche il Governo

Dopo 48 ore il vertice di Renzi sulla scalata di Xiel nella società

Sulla possibilità che la Telecom Italia si tramuti presto in una qualche appendice di un gruppo francese si sveglia anche il Governo italiano. A 48 ore di distanza dal blitz con il quale l’imprenditore Xavier Niel ha rastrellato azioni sul mercato prima per un 11% del capitale e ieri per un altro 4%, (portando la quota dei transalpini oltre il 35% se sommate al 20% in mano alla Vivendi di Vincent Bollorè) Palazzo Chigi ha preso il dossier in mano. Meglio tardi che mai. Già se la società è quotata ed è assolutamente indipendente dal potere politico, in qualunque Paese del mondo occidentale e non solo, quando qualcuno mette le mani sui fili delle telecomunicazioni che trasportano oggi non più solo voce ma anche dati e informazioni vitali per l’economia, l’esecutivo (in genere preavvisato) entra in campo con determinazione per tutelare gli interessi del Paese che amministra. Così dopo un risveglio sonnacchioso anche Palazzo Chigi si è mosso. Il sottosegretario della presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, ha battuto i pugni, forse meglio dire solo qualche dito, e ha intimato: «Qualsiasi cambiamento dell'azionariato di Telecom Italia risponda a criteri di rafforzamento industriale della società ritenuta strategica»>. Alla fine quella parola che, per pudore e forse in ossequio alle reprimende di Bruxelles ossessionata dal controllo pubblico nelle aziende, non si riesce a pronunciare è arrivata. «Attività strategica», che non fa certo rima con protezionismo economico ma sicuramente con tutela dell’interesse nazionale, parola anch’essa stranamente sparita dal lessico di politici e governanti. Già anche il premier Matteo Renzi, in trasferta a Cuba, e forse dimenticando la potenzialità comunicativa dei satellitari, il punto sulla vicenda Telecom Italia l’ha fatto solo ieri in una riunione a palazzo Chigi con il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, il sottosegretario De Vincenti e, telefonicamente, con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Nessun commento ufficiale è arrivato dopo il meeting. Ma qualcuno avrà spiegato che, ad esempio, sulla banda larga il Governo si batte da tempo per rilanciare la competitività del sistema. Che gli operatori si stanno svenando per trovare risorse nei bilanci con margini sempre più bassi per stendere fibra ottica nel Paese. E che in ogni casa degli italiani, anche se non hanno il telefono, c’è una presa della Telecom. Tradotto: chi prende le redini di Telecom, si compra le scelte di consumo e il destino di 30 milioni di famiglie italiane. Infine ieri si sarebbe mossa, dopo la Consob, anche l’Antitrust.

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