Economia

"La Consob ci ha dato il via libera Andiamo in Borsa per crescere"

Parla Mario Giordano (Ad Ibl Banca),  leader nella cessione del quinto dello stipendio

«In Borsa a novembre per continuare a crescere nel settore della cessione del quinto dello stipendio anche grazie alle nuove norme di settore della Banca d’Italia». Mario Giordano, l’ad di Ibl Banca, leader di mercato nel settore dei prestiti con la trattenuta in busta paga, non ha dubbi sui benefici che arriveranno alla società dallo sbarco sul listino milanese. In ballo una torta di circa 1,2 miliardi di euro.     Da cosa deriva il possibile incremento di fatturato? «La circolare 288 della Banca d’Italia sui nuovi intermediari finanziari, impone gli attuali operatori del settore, esami più severi per iscriversi al nuovo albo. Non tutti riusciranno a farlo. La selezione metterà in gioco una fetta dell’attuale mercato, oggi di 4,3 miliardi, pari a circa il 30%. Ora Ibl Banca ha una quota del 13% ma pensiamo di poter crescere nei prossimi due anni fino a un 20%».     Fino a qualche anno fa il vostro marchio non era molto conosciuto dai consumatori. Di Ibl si conosceva poco. Chi siete? «Ibl è nata nel 1927 e da allora è specializzata nella cessione del quinto dello stipendio. Un prodotto che differisce dal prestito al consumo perché garantito da assicurazione e dal Trattamento di fine rapporto del lavoratore. L’attuale compagine azionaria fa capo a due famiglie con quote paritetiche del 50%: i d’Amelio, presenti dagli anni ’50, e i Giordano che hanno fatto ingresso nel 1984».     Gestione condivisa. Avete avuto problemi? «Assolutamente no. Anche nel passaggio generazionale la famiglia d’Amelio ha preferito non entrare nella gestione operativa. Che è stata lasciata prima a mio padre e oggi a me. In piena sintonia abbiamo iniziato la trasformazione della società in banca con l’obiettivo di dare maggiore trasparenza e nobilitare il nostro prodotto di punta».     Un solo prodotto può garantire crescita? Non rischiate di restare confinati un un mercato maturo? «È rivolto a una platea limitata ma nello stesso tempo è un business sicuro. È protetto obbligatoriamente da un’assicurazione ed è erogabile anche se chi chiede il prestito ha una segnalazione al Crif (la banca dati dei protesti ndr). Questo porta un livello di sofferenze molto basso, per noi attorno allo 0,2% del totale. Questo ci fa essere una banca più solida rispetto alle medie di mercato».     Che dimensioni avete oggi? «Dalla nostra trasformazione in banca, avvenuta nel 2004, la crescita è stata continua. Oggi abbiamo 18 filiali e 31 negozi finanziari. A fronte di una raccolta di 1,3 miliardi di euro abbiamo 1,8 miliardi di impieghi. Una massa di risorse che, per l’87%, è destinata al credito per statali e pensionati e il 13% ai dipendenti di spa pubbliche. Il taglio medio del finanziamento concesso è di circa 25 mila euro e le nuove pratiche di affidamento sono circa 30 mila all’anno».     Perché la quotazione? «Chiudiamo un percorso importante di crescita anche in termini di risorse umane. Nel 2004 eravamo 40 oggi siamo 500. Lo sbarco allo Star è un nuovo punto di inizio perché ci consente un rafforzamento patrimoniale per conquistare quote di mercato. Prevediamo una robusta crescita dal lato del passivo e cioè dei finanziamenti erogati».     E dal lato della raccolta che strategia state mettendo in campo? «Puntiamo alla stabilità dei risparmiatori che vincolano i loro fondi nei conti di Ibl. Per aumentare la fidelizzazione offriremo nel 2016 anche nostri bond».     I clienti che vi affidano risorse sono un vostro punto di forza. Ci può dare un loro profilo? «Il deposito medio nei conti, che remuneriamo con tassi molti interessanti in un epoca di rendimenti molto bassi, è di 72 mila euro. E un terzo di questi ha in giacenza un importo di 175 mila euro. Resta poi netta la differenza tra chi vincola i risparmi e chi chiede un prestito. Evitiamo infatti di dare credito ai clienti che ci danno i loro fondi. Teniamo separate per policy aziendale l’attivo e il passivo».     Quando pensate di arrivare sul listino? «Oggi (ieri ndr) abbiamo ottenuto il nulla osta della Consob. L’operazione sarà mista, in parte con un aumento di capitale tra 67 e 81,5 milioni di euro e in parte con la vendita di azioni degli attuali soci. Al termine dell’operazione il capitale flottante nella borsa milanese sarà del 35% e potrà arrivare al 38,5%. Il restante 61,5% sarò diviso in quote paritetiche tra le due attuali famiglie proprietarie vincolate da un patto di sindacato».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.