Nulli 1.200 incarichi dirigenziali nelle Agenzie delle Entrate, delle Dogane e ai vertici ministeriali. La sentenza, del Consiglio di Stato, apre una falla nel sistema del pubblico impiego. Uno scenario gattopardiano quello descritto da Dirpubblica in conferenza stampa. Pubblica amministrazione compromessa, ostaggio della politica che ha tutto l’interesse a continuare a tenere ben saldo al cordone ombelicale dirigenti a capo di Enti pubblici. Un circolo vizioso che nemmeno il premier Matteo Renzi pare sia riuscito a spezzare. La denuncia viene dalla federazione del pubblico impiego. «I dirigenti pubblici hanno il diritto ad essere valutati per il lavoro che svolgono - incalza Giancarlo Barra, segretario generale di Dirpubblica-. La politica e una certa dirigenza di vertice, legata al potere, vedono delle utilità a non adottare sistemi di valutazione obiettivi, equi e trasparenti per poter continuare a gestire la PA senza controlli e per fini di personali, di partito e di lobby». Con il coltello tra i denti il sindacato del pubblico impiego non è intenzionato a fare sconti, tantomeno a scendere a compromessi. La valutazione della pubblica amministrazione era stata inserita al 12esimo punto su 44 del programma che il premier Renzi presentò il 30 aprile 2014, impegnandosi a «fare sul serio». Tuttavia, secondo Dirpubblica, tutto ciò non è avvenuto. Nel corso della conferenza stampa, l’avvocato Carmine Medici, uno dei relatori, ha dimostrato come al MEF e alle Agenzie Fiscali, tutto ciò non sia avvenuto. Sono diverse, infatti, le sentenze del Consiglio di Stato che dichiarano i sistemi di valutazione faziosi, arbitrari e contrari alla legge. Alle amministrazioni in questione, tra l’altro, è stato imposto di provvedere, entro 180 giorni, ad adottare corretti sistemi di valutazione della produttività, dell’efficienza e della trasparenza, così come indicato dalla riforma Brunetta. Pena la nomina di un commissario ad acta. «Le sentenze del Consiglio di Stato - prosegue Barra- non hanno risparmiato ai vertici ministeriali e ai capi delle agenzie considerazioni pesantissime sulla gestione del personale, la cui veemenza non è riscontrabile neppure in certe motivazioni dei giudici monocratici destinate a provocare il commissariamento di Comuni sospettati di infiltrazione mafiosa». A questa situazione di incarichi contra legge si aggiunge un altro aspetto: la ricaduta economica che l’inosservanza delle norme provoca sull’apparato gestionale. Dirpubblica ha quantificato in circa 50 milioni di euro il danno all’Erario causato dall’Agenzia delle Entrate dalla mancata attuazione della spending review. Una denuncia che il sindacato ha depositato alla Corte dei Conti affinché possa essere accesso un faro sul sistema di revisione della spesa effettuato dall’Ente. Per rompere le catene che tengono ben saldi enti pubblici alla politica, la federazione del pubblico impiego propone una riforma che faccia della PA un apparato indipendente, non intralciata e compromessa da logiche e interessi della politica.
"Pubblica amministrazione ostaggio della politica"
Dirpubblica contro la sentenza sugli incarichi dirigenziali
