«Ho ritrovato la fiducia nella giustizia». Commenta così, a caldo, la notizia dell’indagine sul governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, per la vicenda del commissariamento della Banca Popolare di Spoleto, l’ex presidente e dominus della banca umbra, Giovannino Antonini. Che è pronto a promuovere anche una class action per conto dei 21 mila soci rimasti con un pugno di mosche in mano dopo il passaggio della banca spoletina alla Banca Desio su input di Palazzo Koch. Come ha vissuto la notizia dell’apertura dell’indagine? «Una liberazione. Ero arrivato a essere molto scoraggiato sull’operato dei giudici in Italia. Sapevo che quando la guidavo la banca andava bene e non ho mai capito i motivi del commissariamento. Poi la prima notizia che mi dava ragione, quella del Consiglio di Stato, e quella di oggi (ieri ndr) del faro che i pm di Spoleto che hanno aperto sul caso, mi hanno ridato forza e speranza». Cosa direbbe oggi al governatore di Banca d’Italia Visco? «Non ho sentimenti di vendetta. Vorrei solo che sapesse che i suoi commissari quando arrivarono in banca non si sono comportati in maniera esemplare soprattutto dal lato umano». Che le hanno fatto? «Hanno letteralmente trattato a pesci in faccia me e i miei collaboratori. Eppure io avevo preso la banca con trenta sportelli e l’avevo portata a 110 in otto regioni con oltre 160 mila clienti. Avevo lavorato bene eppure, pensavo, ma loro sono sono entrati mi hanno chiesto le chiavi della banca e mi hanno detto: da oggi comandiamo noi». Fu un danno anche per i soci? «I 21 mila azionisiti che possedevano il 51% all’improvviso si sono trovati con azioni che non valevano più niente» Adesso che succede? «Non voglio entrare nel merito delle decisioni dei giudici verso i quali ho massima fiducia e rispetto. Dico solo che mi aspetto che Banca Desio ci ridia indietro la nostra banca. Rivogliamo il 51% delle azioni». Ma non siete ancora dentro al capitale? «Sì, ma abbiamo solo il 9%, una quota che tra parentesi, ha un controvalore pari a zero secondo la banca Desio. Inoltre non abbiamo più il potere di nominare il presidente e la maggioranza dei membri del cda. Ora vogliamo che la banca ritorni ai 21 mila soci che da oltre 120 anni ci mettono dentro i loro risparmi e il lorto sacrifici». Cosa le hanno detto i soci? «Mi hanno chiamato in tanti esprimendomi la loro soddisfazione perché la giustizia in questo caso alla fine sta trionfando. Poi mi hanno chiesto di preparare la class action per riavere il giusto prezzo dei nostri asset».
«Ora ho fiducia nella giustizia. Preparo la class action»
Parla l'ex presidente Antonini: «Gli azionisti rivoglioni indietro un istituto dove mettono i soldi da 120 anni»
