Economia

L’inchiesta partita dall’esposto dei soci

Lettera ai pm: «La banca ceduta alla Desio a prezzi irrisori»

In attesa dell’esito delle indagini dei pubblici ministeri della Procura di Spoleto, per capire se nel commissariamento della Banca popolare di Spoleto ci siano state manchevolezze da parte della vigilanza di Banca d’Italia, la cosa certa è che le accuse dalla quali i pm sono partiti sono circostanziate nell’esposto-denuncia nell’interesse dei soci della società cooperativa Spoleto crediti e servizi presentato lo scorso 28 luglio. L’avvocato Riziero Angeletti, che rappresenta i soci, parla di «un articolato schema criminoso posto i essere dai qualificati sodali teso all’impossessamento del patrimonio della Scs e della Bps»: attraverso «uno schema apparentemente lecito» hanno «conseguito il controllo della Bps a prezzi irrisori, arrecando, contestualmente, alla Scs e, conseguentemente, a tutti i soci della stessa, un gravissimo danno economico a vantaggio di altri soggetti». Secondo i soci, i commissari nominati da Bankitalia «di fatto hanno favorito aldilà della ragionevolezza e della economicità delle operazioni, il gruppo Banca di Desio e Brianza che risulterà l’esecutore materiale dello spoglio posto in essere nei confronti della malcapitata Bps e dei suoi soci». I commissari «sostanzialmente, attraverso un fittizio piano di ricapitalizzazione della Bps hanno consegnato alla Banca Desio il controllo della società, ovvero un ingente patrimonio, dietro il versamento di un prezzo assolutamente irrisorio». Secondo la ricostruzione dell'avvocato Angeletti, il disegno viene confermato dal fatto che i commissari avrebbero rifiutato per Bps un’offerta più vantaggiosa: «Tale operazione si palesa ancora di più nella sua reale portata se si riflette sul rifiuto dei commissari alla proposta irrevocabile di acquisto pervenuta all’amministrazione straordinaria della Bps in data 13 giugno 2014 da parte di Nit Holdings Limited di Honk Kong, primaria società internazionale di investimenti finanziari». Frutto del «medesimo disegno criminoso», secondo i soci della Spoleto crediti e servizi, «risulta anche la cessione della filiale di Torino della Bps alla Banca Popolare di Vicenza in quanto la medesima per le modalità e i tempi con i quali è avvenuta lascia chiaramente intendere che si è trattato del prezzo pagato dai commissari straordinari alla Banca Popolare di Vicenza affinché quest'ultima si ritirasse dalla competizione in ordine all'acquisizione del pacchetto di maggioranza della Bps, il tutto ovviamente in favore della designata (da tempo) Banca Desio spa». Insomma un pasticcio viziato all’origine perché, come scrisse il Tempo lo scorso 13 febbraio, la sentenza del Consiglio di Stato aveva già messo in evidenza l’anomalia dei vigilanti. Secondo i giudici amministrativi infatti Banca d’Italia non doveva dare il via libera al commissariamento della Bps da parte del Ministero dell’Economia. Ma doveva attendere che l’aumento di capitale per sanare il deficit patrimoniale emerso nelle ispezioni fosse realmente avviato. Una «leggerezza» che ha di fatto spodestato il controllo della Popolare dai vecchi soci e consegnato l’istituto nelle mani dell’attuale Banca Desio

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